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Dario Stefàno: "Mi piacerebbe che la Puglia si riappropriasse definitivamente delle sue tradizioni agricole"

Ho voluto intervistare il Sen. Dario Stefàno poiché, sin da quando era Assessore alle politiche agricole della Regione Puglia, ha sempre dimostrato una grande sensibilità verso le problematiche dell’agricoltura e della pesca, impegnandosi affinchè  la Puglia potesse crescere  sviluppando il  suo grande potenziale.

Ancora oggi continua a seguire da lontano le attività che ha lasciato al suo successore Fabrizio Nardoni  con la stessa attenzione ed abnegazione per non recidere il legame affettivo col passato e con la terra.

Lei  è  un attento osservatore e si è sempre esposto in prima persona sulle tematiche della politica agricola regionale pugliese: si è fatto tanto, cosa si potrebbe fare ancora?
La Puglia in questi anni ha fatto un salto epocale formidabile, lasciandosi alle spalle un’economia agricola antiquata incapace di affrontare la sfida dell’agroindustria e della trasformazione dei prodotti. L’agricoltura è stata ripensata e ha giocato un ruolo rilevante nella costruzione di un brand internazionale di altissimo livello.   Ora vogliamo alzare l’asticella della sfida e abbracciare obiettivi ancora più ambiziosi. Uno di questi è certamente quello di rendere la nostra agricoltura sostenibile e certificarla. Un’agricoltura cioè che applica lo “zero spreco” non solo in termini di chimica.  La Puglia ha già intrapreso un percorso di attenzione ai prodotti di qualità, culminato nella creazione del marchio “Prodotti di Qualità”. La certificazione sulla sostenibilità può aiutarci a rispondere alle nuove esigenze del consumatore e a dare più opportunità agli imprenditori agricoli, ai lavoratori e alla collettività perchè ci consentirebbe di differenziare le produzioni pugliesi con un valore aggiunto unico.

Se dovesse fare una analisi del settore vitivinicolo e olivicolo-oleario pugliese, cosa ci direbbe?
Beh, mi piacerebbe che si colmasse il gap esistente: per una serie di ragioni, anche storiche, il vitivinicolo ha dimostrato già di riuscire ad abbracciare la sfida della competitività, sposando la traccia della qualità e dell’autoctonia. Una traccia che non va abbandonata: in pochi anni siamo passati da percentuali minime di vinificazione in qualità alle percentuali di oggi che proiettano l’immagine di una terra tradizionalmente vocata alla produzione di qualità e che oggi sta imparando a fare sistema, a dialogare col mondo del marketing, a fare rete. Il mio sogno sarebbe quello di accompagnare anche l’olivicolo verso gli stessi risultati. E un’idea c’è: un Piano Olivicolo regionale che ribalti lo scenario attuale nel quale questa grande risorsa è fortemente minacciata dalle scelte in tema di politica agricola comune fatte in Europa. Un’azione di sistema sull’intera filiera che abbia l’ambizione di aggredire i problemi, per sostenere gli investimenti aziendali funzionali a garantire qualità e quantità delle produzioni e determinando le condizioni per più idonei sbocchi commerciali.

In questo momento critico, dove sarebbe più utile investire?
Il più grande investimento che anche la Puglia agricola deve fare è sull'innovazione e quindi anche sui giovani, proprio per la loro propensione ad innovare. La Puglia ha dato un grosso input al ringiovanimento del comparto: solo nel triennio 2009 - 2012 oltre 2.000 giovani sono diventati imprenditori agricoli. Ora serve un nuovo modello che accompagni il neoimprenditore, sia nel pensare il proprio piano di sviluppo che nell’attuarlo. Una vera e propria azione di tutoraggio che lo aiuti a focalizzare le intenzioni di investimento e di consulenza successiva. Questo consentirà la selezione delle migliori idee progettuali. Vogliamo agevolare la concessione delle terre demaniali inutilizzate di interesse comune a tutti i neoimprenditori e favorire l’ingresso di nuovi imprenditori provenienti da altre esperienze, soprattutto se estromessi dal mercato del lavoro.

Il settore  pesca  sembrerebbe un po’ messo in disparte,  è così o invece è mancata una adeguata comunicazione al riguardo?
Dopo decenni in cui la pesca è stata totalmente ignorata dalla politica, abbiamo finalmente cambiato pagina: per noi la pesca rappresenta davvero l’altra forte identità produttiva su cui investire. Un esempio è il disegno di legge regionale su ittiturismo e pescaturismo, in attesa di essere approvato. La mia esperienza di assessore regionale mi ha fornito uno sguardo privilegiato sui punti  di forza e sulle criticità che mi consente oggi di dire che è fondamentale  favorire l’accesso al credito, rendendo disponibili forme di garanzie che facilitino l’utilizzo delle risorse  finanziare. Come pure occorre  aumentare la quota di finanziamento delle misure strutturali dirette ai pescatori e creare una normativa regionale per l’ottenimento delle  concessioni demaniali in mare ed a terra per le misure relative all’acquacoltura. Sono solo alcune delle idee che mi piacerebbe veder realizzate per sostenere un settore particolarmente penalizzato, penso, ad esempio, che occorra anche accompagnare i periodi di fermo pesca e  stimolare  le misure per la diversificazione delle attività e la integrazione del reddito. Per fare tutto questo sarà importante rafforzare e sfruttare meglio i GAC sul territorio costiero.

Cosa si augura per la Puglia nel prossimo futuro?
Per me è stato meraviglioso toccare con mano questo ritrovato orgoglio per le nostre radici agricole. E sono contento di avervi contribuito. Ecco mi piacerebbe che, con sempre più determinazione, la Puglia tutta, in tutte le sue dimensioni, sociale, economica e culturale, si riappropriasse definitivamente della sua tradizione agricola. È il modello di sviluppo che ha iniziato a dare dei primi importanti risultati e che può essere determinante per la crescita delle nostre comunità.
Ultima modifica ilMercoledì, 19 Novembre 2014 13:40

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