Log in

Intervista al Presidente Coldiretti Puglia: "La 2014 annata difficile"

Abbiamo chiesto, con questa intervista, al Presidente della Coldiretti Puglia Gianni Cantele, enologo e titolare dell’omonima azienda vitivinicola quale fosse l’andamento della vendemmia 2014 e le aspettative future.


Vendemmia 2014. Se si dovesse giudicare questa annata ancora prima dei risultati, come la potremmo definire?
Senza dubbio difficile e con caratteristiche climatiche del tutto anomale. La ripresa vegetativa primaverile è iniziata con alti e bassi di temperatura e forti piogge che hanno causato danni già nella fase di fioritura e allegagione. La pressione fitopatologica è stata molto forte, a causa di condizioni di umidità molto predisponenti, e questo ha richiesto un grandissimo impegno in vigna, con una sensibile lievitazione dei costi. Li dove le strategie di difesa sono state ben condotte, il calo di produzione è stato contenuto ad un 10-15%. Ma si sono avute perdite di produzione fino al 40-50%

Sembrerebbe che il clima stia cambiando, a dire di molti esperti. Quali misure si potrebbero adottare per non vanificare  sacrifici e lavoro di molti coltivatori?
Che il clima non sia più quello che abbiamo imparato a conoscere fino all’inizio di questo secolo, credo sia un dato di fatto. I fenomeni meteo diventano sempre più imprevedibili, soprattutto riguardo alla loro intensità e questo pone seri problemi a tutte le filiere agricole.  Per fare fronte a questo, la via percorribile è quella della copertura assicurativa della produzione, che dovrà trovare nuove modalità di applicazione per divenire una vera e propria assicurazione del reddito aziendale. Anche la nuova PAC prevede risorse specifiche e bisogna fare in modo che queste possano essere utilizzate al meglio. Per fare questo bisogna far convergere le esigenze delle imprese agricole con la volontà politica.
Un altro fronte importante è quello della ricerca di biodiversità. La selezione clonale dei vitigni autoctoni non è mai stata fatta in modo da cercare le caratteristiche più vicine ai reali obiettivi di qualità, tra i quali non può non esserci una maggiore predisposizione di resistenza  alle situazioni più difficili come quelle che stiamo incontrando. In tutti i vigneti più vecchi siamo abituati a individuare ceppi che meglio resistono alle avversità. La metabolomica potrebbe darci risposte accurate in tempi molto più brevi rispetto ai sistemi di selezione classici. Ma anche su questo ci vorrebbe una maggior unità di intenti fra viticoltori e l’impegno a farci promotori di una vera e propria ricerca applicata al miglioramento genetico delle nostre varietà.

Nelle Regioni  Puglia e Sicilia si prevede un calo produttivo fino al 30%. Anche la qualità ne sarà condizionata?
Le previsioni per la Puglia sono molto negative per la quantità di produzione. La qualità potrà essere condizionata da un andamento stagionale assolutamente fuori standard. I vini 2014 presenteranno profili aromatici interessanti, sconteranno una minor concentrazione rispetto al 2013 e un grado alcolico più moderato, il che potrebbe anche non essere un difetto.

Crede che il prezzo del vino al consumatore,di conseguenza, subirà un rincaro?
Il prezzo del vino sui mercati mondiali potrà essere in tensione per quanto riguarda il vino sfuso, soprattutto se verranno confermate previsioni negative in altri Paesi produttori. Per i vini in bottiglia invece, la forte competizione internazionale non consentirà di poter recuperare i maggiori costi di produzione.
Per quanto riguarda il mercato nazionale, spostare i listini in una situazione economica oggettivamente non facile, sarà quasi impossibile.

Aziende che producono in biologico sono state maggiormente penalizzate? Cosa consiglierebbe?
La produzione con sistemi di agricoltura biologica presenta difficoltà in più, soprattutto in occasione di annate non favorevoli. La sostenibilità della produzione viticola è però un concetto che ci coinvolgerà sempre di più e sul quale il consumatore è già molto attento. Gli sforzi fatti da chi produce in biologico saranno senza dubbio ripagati

Non la prenda come una provocazione, ma è una domanda che si pongono in tanti:
quanto lavoro in più dovrà fare l’enologo?
Quando racconto il mio lavoro, dico sempre che in cantina posso solo diminuire la qualità potenziale di un uva, mai migliorarla, perché il lavoro determinante è quello fatto in vigneto. Le annate difficili, fanno parte del bagaglio di esperienza che ogni winemaker si fa in una carriera e quanto più numerose sono le annate alle spalle, tanto meglio si affrontano quelle complicate. Certamente in cantina dovrò lavorare gestendo un numero di variabili, eccezioni e particolarità più alto del solito e dovrò applicare il concetto di selezione e di separazione delle diverse qualità in maniera ancor più maniacale del solito.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.