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All'azienda Conte d'Attimis Maniago rubate viti antiche

La Conte d'Attimis Maniago è situata a Buttrio (UD), nel comprensorio d.o.c. "Friuli Colli Orientali" ed è una delle aziende più antiche del territorio, in quanto fondata nel 1585.
 
Nei giorni scorsi ha subìto furti di vigneti.

Purtroppo questi episodi stanno accadendo sempre più spesso, o per sfregio o per invidia e, noi di Vinoway, come già accaduto in passato, abbiamo deciso di pubblicare una lettera aperta arrivataci da Alberto D'Attimis, titolare dell'azienda, con l'intento di denunciare queste incresciose attività criminose.



"Il Friulano va a ruba... non è purtroppo una frase satirica sulla particolare accondiscendenza del gentil sesso verso i miei corregionali e nemmeno il commento ad un improvviso incremento nelle vendite dell'omonimo vino, è invece l'amara constatazione di ciò che è successo nella mia azienda.

L'altro pomeriggio durante uno dei consueti giri in vigneto per rendermi conto dello stato di avanzamento e della cura nell'esecuzione dei lavori di potatura, un improvviso “vuoto” ha attirato la mia attenzione.

Come sarà capitato a molti, quando si osserva un vigneto si è catturati dal geometrico susseguirsi di pali e piante, si resta quasi ipnotizzati dal perfetto susseguirsi di queste linee di cui l'occhio sa cogliere la minima imperfezione così come le improvvise interruzioni od i vuoti.

Questo è ciò che mi ha colpito nell'avanzare lungo il vigneto: ai piedi della collina ad una certa distanza da dove mi trovavo, l'occhio si è accorto di un “vuoto”, c'era un'interruzione nell'ordinato susseguirsi di piante e pali.

Mi sono avvicinato, sperando di non trovare conferma a ciò che quel vuoto mi suggeriva, ma purtroppo, arrivato in prossimità del filare, non ho potuto che constatare la mancanza di un certo numero di piante di vite adulte.



Specifico quest'ultimo aspetto perchè lo stupore se si fosse trattato di un vigneto di recente impianto sarebbe stato molto minore: ormai da alcuni anni, soprattutto per la varietà Ribolla Gialla e Glera, non è infrequente leggere di furti e di “misteriose” sparizioni di barbatelle.

In tanti anni ben poche volte ho sentito di fatti simili riguardanti vigneti adulti. Ma visto che per tutto c'è una prima volta, debbo annotare il furto avvenuto nella mia azienda di alcune viti di Tocai Friulano (la varietà ha mantenuto il nome) da uno dei vigneti storici della mia azienda essendo l'impianto risalente al 1928.

Le viti sono state asportate con cura cercando di estrarre anche una parte delle radici senza danneggiarle il che suggerisce il probabile tentativo di volerle reimpiantare altrove successivamente.

La cosa che mi amareggia maggiormente è che, con tutta probabilità, malgrado l'occhio lungo e le conoscenze di base dei ladri, tale tentativo non andrà a buon fine poiché ben difficilmente attecchiranno nella nuova dimora.

Sono un viticoltore e come logico attribuisco grande valore alle mie piante, giovani o adulte che siano, non sarà certamente il pensiero dei pochi grappoli che produrrò in meno a rovinarmi la giornata quanto ciò che essi rappresentavano per me.

Perchè la logica dice che non si mantengono vigneti di quasi 100 anni, è più redditizio sostituirli per riceverne in cambio maggiore produzione e reddito, ma un vigneto del 1928 è un testimone e le notevoli cure che richiede e che “amorevolmente” elargisci non sono sprecate, servono perchè ti danno il senso di appartenenza ad un qualcosa che non si può comprare e tanto meno rubare: una tradizione.

Per chi come me rappresenta una delle generazioni della mia famiglia che si sono occupate e spero si occuperanno di questa azienda nata nel 1500, tradizione vuole dire molto: è un legame con la terra, con il vigneto che travalica le poche decine di anni in cui sarò il custode di tale bene e riguarda l'obbligo morale assunto con chi mi ha preceduto e con chi mi succederà.

Per questo sono amareggiato per quanto accaduto ma difendo l'idea che questa azienda continui ad essere un fondo aperto, cioè privo di recinzioni, perchè il piacere di incontrare persone che passeggiano, fanno sport o raccolgono qualche frutto dai numerosi alberi (meli, peri, ciliegi...) sparsi in azienda è superiore al timore che atti come quello appena occorso si ripetano.

Infine una piccola nota: questa primavera procederemo all'estirpo di un vigneto ormai giunto al capolinea nel quale porremo a dimora anche un migliaio di viti resistenti alle malattie ottenute grazie agli studi dell'Università di Udine, perchè accanto alla tradizione l'altro motore che non va mai spento è quello dell'innovazione.

Ebbene se le persone responsabili del furto avessero educatamente bussato alla porta chiedendo alcune viti “storiche” avremmo molto volentieri indicato loro il vigneto prossimo all'estirpo, dal quale saremmo stati ben lieti di regalare loro alcune piante.

È proprio vero... il crimine non paga!".
Ultima modifica ilVenerdì, 03 Marzo 2017 10:26

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