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I Vignaioli e il "contrabbandiere": vini fotografie e gelsi

Morus Nigra e Morus Nigra, Vignai da Duline e Roberto Kusterle, un vino rosso e un libro di fotografie. Cosa li accomuna? Il gelso (il cui nome botanico  è Morus).
 
Tutto parte negli anni ’90 quando Federica Magrini e Lorenzo Mocchiutti lasciano tutto e si trasferiscono in campagna e fare i contadini. Poche vigne e alcune maritate. Maritate con i gelsi che fungono da spalla alle viti e delimitano la proprietà.

E’ sempre un gelso che ti accoglie quando arrivi nella loro cantina. Ed è ancora  il gelso, con due vigne ai piedi, il loro simbolo . E Morus Nigra è il nome del loro vino del cuore. Un particolare tipo di refosco  prodotto da vecchi biotipi con acini piccoli e grappoli spargoli, pochi tannini sulle bucce, adattissimo alle lunghe macerazioni. Recuperare il paesaggio rurale, custodire il patrimonio collettivo anche attraverso questo albero che tanto ha dato nei momenti difficili. Le foglie erano, e sono, l’unico alimento per i bachi da seta. Nel dopoguerra, quando la fame si faceva sentire, i nonni di Lorenzo, come molti nel Nord Est, iniziarono a dedicarsi alla bachicoltura per integrare le scarse finanze. Oggi pochi continuano a dedicarsi a questo allevamento anche se si ricomincia a rivalutare la seta grezza come interno delle trapunte al posto delle piume.

E Roberto Kusterle?  Come scrive Gian Paolo Gri nel libro Morus Nigra: “Ma come fa un albero guardiano dei confini a piacere a Roberto Kusterle, che invece per sua natura è un contrabbandiere e i confini li supera e confonde …” Facile, se ne innamora. Si innamora delle forme bitorzolute che crea la sua cima, si innamora delle sue foglie a forma di cuore, si innamora dei cavalieri (bachi da seta) e li acquista, li alimenta , li fa crescere, li accudisce, li aiuta a creare il bozzolo, li vede diventar farfalle e …. li fotografa.  Le sue foto sono degli archetipi costruiti che superano il reale, forme primitive fossili, senza tempo.

Da questi personaggi eclettici e magnetici nasce una verticale fotografica/sensoriale per leggere l’anima rustica del refosco.

Una foto, un vino

Vignai da Duline Morus Nigra  2001  e Roberto Kusterle Assimilazione



E’ la terza annata di produzione del Refosco. Dopo aver rieducato le viti e cercato l’equilibrio. Si presenta ancora giovanissimo nel colore. Dona sentori iodati,terrosi, una crostata di mirtilli ancora calda e appena uscita da una stufa a legna. Si sente la maturità del frutto . Tannini ancora pronti e croccanti. La sensazione di forza di una mano di contadino che stringe una pietra è la mia lettura della foto. Potenza, attaccamento alla terra, rispetto.

Vignai da Duline  Morus Nigra 2005 e Roberto Kusterle Colata



E’ l’anno dell’ esplosione, della nascita della loro prima figlia, Sofia,che ha dato loro il coraggio di provare qualche cosa di più estremo. Macerare ben 30 giorni il Refosco in tini troncoconici. Annusandolo sembra di fare una passeggiata nel bosco. Terra fresca, muschio, fungo ma anche spezie. Bocca fresca, sapida lunga con tannini setosi.  Tanti spritelli, animali e un raggio di sole, vedo nella foto.

Vignai da Duline Morus Nigra 2009 e Roberto Kusterle La dolce lacrima



Annata simile al 2001 che, però, regala un vino più silenzioso, misterioso con toni cupi. Cupi come la mora di gelso, il cassis, cuoio, confettura di prugne. Al gusto si nasconde ancora, si riflette in uno specchio, poi si fa leggere timidamente e svela sua freschezza croccante. Una mora di gelso schiacciata da una piega del corpo riflessa è l’immagine che ce lo racconta.

Vignai da Duline Morus Nigra 2013 e Roberto Kusterle Piercing Naturale



Un vino mediterraneo, sensuale, come una nuvola che poi si concretizza in pioggia. Gigli e tuberose e agrumi e ancora more e tabacco e origano. Giovane con tanta voglia di vivere e di cambiare.  Una sensualità che si esprime al meglio al gusto con sensazioni dure ma anche morbide, sapide ma anche zuccherose, veloci e lente. L’incoscienza della gioventù nel farsi un piercing.
Ultima modifica ilLunedì, 25 Luglio 2016 16:07

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