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Quattro ottimi Bordolesi Laziali

Bordeaux è stata d’ispirazione per migliaia di aziende nel mondo. Il blend di Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot, negli anni, ha deliziato i palati di così tanti degustatori che i tre vitigni sono diventati un parametro per verificare le doti di enologi e territori.

Bolgheri, Napa Valley, Coonawarra, Carneros, la Cina con Ningxia, devono tutta la loro fama mondiale al tentativo di pareggiare i grandi vini di Bordeaux, grazie anche a condizioni pedoclimatiche affini.

I vitigni fanno il resto, con la loro capacità di perdurare nel tempo, di avere dei tannini robusti da poter affiancare i migliori piatti, di mostrare aromi di ribes e tabacco, accompagnati più volte dalle tipiche note vegetali.
Nel nostro paese la produzione è concentrata per lo più in Veneto, Toscana e Lazio; e proprio su quest’ultima regione vorrei soffermare la mia attenzione.

Mentre Bordeaux gode di un clima marittimo, dalle temperature miti con precipitazioni estese lungo tutto l’anno, i castelli romani sono esposti ad un clima mediterraneo, con temperature medie più elevate e precipitazioni concentrate nei periodi invernali.
Le piogge ricadono sulle alture a ridosso del mare, a sud, per l’aria umida dello scirocco che si condensa più facilmente salendo; verso nord, dove l’aria che arriva ha già scaricato il suo contenuto, le precipitazioni sono minori.

Le aziende coltivavano il Cabernet già verso la fine del 1800 per i Papi e la nobiltà romana; questo ha portato, con il tempo, altre realtà vitivinicole a investire similmente, espandendo l’ampelografia internazionale del territorio. Il risultato è di aver ottenuto dei vini di qualità, che in taluni casi, mostrano un corpo e una struttura più robusta rispetto ai cugini francesi;

Il Vassallo di Colle Picchioni, blend che vede in ordine Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc è un’etichetta da sempre premiata dalle guide. Ci troviamo sulla via Appia, non lontano dal comune di Castel Gandolfo. Il profilo di questo vino è piuttosto coerente nelle diverse annate, delle quali ovviamente ne manifesta le caratteristiche. Il naso mostra frutta rossa matura, more e prugna in confettura, dove sentori di caffè e liquirizia accompagnano tutto verso una chiusura minerale. Il sorso sfodera buona freschezza, accompagnata da calore e tannini coesi.

Entra in scena recentemente il Fiorano Rosso 2011 della Fattoria di Fiorano, di Alessia Antinori, che vede in parità Merlot e Cabernet Sauvignon.
I vigneti sono dislocati sempre sulla via Appia, verso Roma, al confine con il territorio dei castelli romani, che ufficialmente inizia qualche centinaio di metri più a sud.
Il colore è rubino. Il naso intenso ed elegante; ribes e amarena sono susseguiti da lievi note di humus e cuoio che conducono ad un finale di spezie piccanti ed impercettibile nota vegetale. Il sorso è pieno, il vino entra e invade la bocca mostrando un nerbo di freschezza ancora potente, preambolo di un’ottima capacità d’invecchiamento. I tannini sono perfettamente integrati. La persistenza è lodevole, con ritorni retro-olfattivi di frutta e spezie.

Omina Romana si trova nel versante sud dei castelli Romani, tra Velletri e Cisterna di Latina.
Il Diana Nemorensis è composto da Merlot per il 50%, Cabernet Sauvignon per il 30% e per il restante dal Cabernet Franc.
Il naso anche qui apre con ribes e mirtilli accostati a sensazioni di sottobosco e balsamiche. I tannini mostrano robusta personalità, anche se leggermente amaricanti. Lungo il finale dai ritorni caldi.

Sul versante nord dei Castelli troviamo invece le Cantine del Tufaio. Ammaria, blend di Cabernet Sauvignon per l’80% e Merlot per il 20%, da subito, manifesta prugna secca, seguita da spezie dolci e sentori vanigliati. Sorso fresco con tannini forti, dove ritornano le note dolciastre della vaniglia.
Ultima modifica ilMercoledì, 03 Febbraio 2016 16:51

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