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L'Estate di San Martino

Mai come in questo 2015 si può parlare di “Estate di San Martino”, le temperature superano di gran lunga i 15 gradi e per il momento non si parla ancora di fare il cambio di stagione negli armadi di casa.

Nel rigido inverno del 335, Martino, soldato dell’Impero Romano,  vedendo un mendicante seminudo, sofferente per il freddo, tagliò a metà il suo mantello e lo divise con il povero uomo.

Nel 371 divenne Vescovo della città di Tours. Santo venerato praticamente in tutta Europa, in Italia viene ricordato l’11 novembre appunto con l’Estate di San Martino. Ma San Martino, oltre che essere il patrono della Guardia Svizzera Pontificia e dei mendicanti lo è anche dei vendemmiatori e viticoltori.

Fare San Martino” è un’espressione radicata in quasi tutta la painura padana a vocazione agricola ed era un modo di dire che si riferiva al cambiare lavoro o luogo di lavoro: l’anno lavorativo dei contadini terminava nei primi di novembre, dopo la semina dei campi e i braccianti, se non avevano ricevuto il rinnovo del contratto dal mezzadro, dovevano traslocare e cercarsi un nuovo posto dove lavorare.

La data per questo “trasloco” venne fissata proprio con l’11 novembre: per ragioni climatiche tale periodo si è quasi sempre dimostrato più mite rispetto alle settimane successive e quindi gli spostamenti da una cascina all’altra potevano essere più favorevoli.

Questa antica tradizione è talmente ben radicata nel mondo agricolo che si è trasformata in convenzione: ancora oggi è buona prassi concludere o rinnovare i contratti, soprattutto quelli di affitto dei terreni, proprio in coincidenza dell’11 novembre, chi frequenta il mondo contadino sa che fino a San Martino non si parla di affari.

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