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Buono...non lo conoscevo, alla scoperta dei vitigni autoctoni italiani

La ricchezza del vigneto italiano, la storia e cultura legata ai diversi territori. Si è svolto con successo “Buono.. non lo conoscevo”, l’appuntamento romano dell’Associazione GoWine. Protagonisti i vitigni autoctoni italiani.
 
Una serata speciale quella organizzata il 21 settembre da Massimo Corrado, presidente dell’associazione Go Wine. Speciale come gli ospiti d’onore, i vitigni autoctoni italiani, che hanno raccontato le loro storie in bottiglia nelle sale gremite dell’Hotel Savoy a Roma, a due passi dalla centralissima Via Veneto. Un tour nei più svariati territori italiani, in una degustazione che ha visto la partecipazione di oltre 40 aziende, con i loro vini di qualità, fortemente legati alla cultura e alla tradizione vitivinicola italiana.

Un’occasione per ritrovare riuniti in un breve arco di tempo e in un solo luogo almeno 53 vitigni, protagonisti delle storie in vigna dei produttori presenti alla manifestazione. Speciale come l’argomento, frutto di territori esclusivi e di nuovi progetti volti al recupero di varietà pressoché dimenticate o poco conosciute ma che fanno del nostro Paese l’esempio unico dell’identità culturale in vigna. Una straordinaria carrellata di aromi e profumi che hanno attraversato l’Italia dal Nord al Sud, isole comprese. Una carrellata ideale che parte dalle campagne di Isera, in provincia di Trento, ambiente ideale e vera roccaforte del Marzemino Gentile che trova nell’azienda De Tarczal una sede storica per la produzione di un vitigno dalla notevole struttura, che esprime il meglio di sé sui terreni calcarei argillosi o basaltici di queste terre.

L’eleganza della viola mammola e dei frutti rossi del Marzemino Superiore Husar si accompagna alla storia antica dell’azienda che ha sede in una casa rurale del ‘700, situata nel cuore della Vallagarina e immersa nei vigneti. Per poi arrivare nel Lazio, precisamente a Nettuno dove l’azienda Casa Divina Provvidenza, nata nel 1890 e ceduta dallo stato del Vaticano alla famiglia Cosmi, è tornata agli antichi splendori puntando sulla tradizione in vigna. Cesanese, Malvasia Puntinata ma soprattutto il Cacchione, il vecchio vitigno ormai coltivato in zone limitate che vede le sorelle Adelaide e Piera nella costante ricerca della qualità, nel frutto di un vino che ha ispirato Marco Tullio Cicerone e Nerone, richiamando i fasti dell’antica Roma. Dai terreni sabbiosi caratterizzati dal Macco, una pietra durissima che caratterizza il territorio di Nettuno, nasce tra gli altri il Neroniano, da leggero appassimento in pianta e fermentazione in barrique, un “pugno di sale” che fa di questo vitigno poco conosciuto la scommessa vincente della filosofia aziendale. Così come il Vermentino di Gallura della Cantina Sociale Giogantinu, un progetto che vede il coinvolgimento di 250 soci nelle bellissime terre di Sardegna, esattamente a Berchidda, nel cuore della Gallura, ai piedi del Monte Limbara.

L’anima gallurese, sapida e floreale, coinvolgente con i suoi aromi di macchia mediterranea parte dal grande classico Giogantinu Superiore per arrivare alle basse rese dei vigneti storici che fanno del Karenzia un vino che ha il sapore di tradizione e del caldo sole della Sardegna. Interessanti i rossi, come l’IGT Terra Saliosa dei Colli di Limbara, a base di Merlot e Muristellu, rarissimo vitigno che sta ad indicare il nome tradizionale del Bovale Sardo, importato dagli Spagnoli intorno al 1300 ma che in Sardegna sembra abbia un DNA che lo diversifichi completamente da quello del suo cugino spagnolo. E per concludere, un territorio dalla bellezza sorprendente, in terra di Basilicata, che fa dell’Aglianico del Vulture un principe tra i vitigni autoctoni, figlio di ceneri e lapilli, vulcani spenti e terre argillose.

La possenza e l’austerità di un superbo Aglianico del Vulture Superiore Basilicata Docg della Tenuta I Gelsi diventano morbidi ed eleganti, dalle gradevoli sfumature balsamiche, espressione di un volto lucano sempre più orientato sulla qualità e sulla territorialità. Una piacevolissima versione spumantizzata rosè aggiunge valore ad un patrimonio storico di famiglia. Ruggiero Potito e Pasquale Bafunno, infatti, hanno fortemente valorizzato i vigneti di Rionero in Vulture, a pochi passi dai Laghi di Monticchio, poco più di 10 ettari coltivati prevalentemente ad aglianico ma anche Malvasia, una delle poche varietà a bacca bianca coltivate in zona. Un angolo di Basilicata a forte vocazione vitivinicola ed enoturistica che fa di questa cantina una realtà emergente del territorio. Tante altre le aziende presenti, in una serata a tutto tondo, una full immersion nel cuore della Capitale nel mondo straordinario dei vitigni autoctoni, tradizione e patrimonio storico tutto italiano.

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