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L'Aglianico protagonista del romanzo "Una medium, Due Bovary e il Mistero di Bocca di Lupo"

L'area della DOC di Castel del Monte, la Tenuta Bocca di Lupo di Tormaresca, tutto l'agro intorno a Minervino Murge e l'aglianico Bocca di Lupo, diventano romanzo nell'opera del noto giornalista e scrittore potentino Gaetano Cappelli.




"Una medium, Due bovary e il mistero di Bocca di Lupo" è il lungo titolo di questo racconto che tratteggia in modo insolito un territorio  vocato alla viticoltura con personaggi a metà  tra fantasia e realtà.

La presentazione del libro, presso il luogo omonimo di ispirazione, nella tenuta di Tormaresca è stata  introdotta dall'editore Alessandro Laterza.  

Ad accogliere i numerosissimi ospiti Peppino e Vito Palumbo insieme a Vito Farella, mentre un  diffuso profumo di Aglianico Bocca di Lupo 2002 si sprigionava dai calici immediatamente  disponibili già all'ingresso, a prannunciare il tema e  le aspettative della serata.



L'autore ha spiegato come l'ispirazione sia nata da una visita in masseria e dalla committenza propostagli dai managers dell'azienda. La descrizione dei luoghi è assolutamente fedele, infatti la Murgia con i suoi tratturi e i muretti a secco e l'antico vulcano Vulture sullo sfondo, sono quasi coprotagonisti della storia.  

Attenta è la descrizione dei vigneti che si perdono a vista d'occhio, e con i loro 140 ettari percorrono il declivio della collina e si posano dolcemente fino a valle. Non sfugge nessun dettaglio e ogni luogo risulta funzionale alla trama. Persino la cava alle spalle della cantina trova un suo modo di esistere e di esprimersi come luogo depositario di strani malefici.

L'intera vicenda si sviluppa all'interno della struttura "fortificata" con i suoi muri bianchi in tufo, la barricaia sormontata da un soffitto con volta a crociera e all'interno circa 1000 barrique di rovere in cui riposa il vino protagonista  della storia. Le sale, finemente  arredate, ospitano i personaggi, lui Guido Galliano, un romanziere che attraversa un momento di difficoltà  economica e di offuscamento della sua attività di scrittore, e lei Finizia, aspirante scrittrice e moglie  del proprietario della tenuta, il Barone Ferdinando Canosa.  

Una serie di coincidenze e fortuiti eventi portano lo scrittore  nella tenuta di Bocca di Lupo, dove il suo compito sarà quello di aiutare la moglie del proprietario nella stesura di un romanzo col quale intende vincere il premio letterario Il Dirupo D'Oro e sconfiggere così, la sua acerrima nemica Maddalena Videtti. Il tema del romanzo sarà  Eusapia Palladino, una medium di Minervino, nota in tutta l'Europa dell'Ottocento e consultata persino dagli zar. Durante la stesura, tra i due protagonisti,  oltre che un rapporto  tra docente e discente, nasce anche una tresca amorosa e il vino fa da coadiuvante delle situazioni piccanti.

Il luogo in cui è ambientato il romanzo è Minervino Murge, noto nelle leggende popolari per le storie di magia nera.

Quando ci si inoltra nella Scesciola, la parte più antica del borgo, la cui struttura araba si articola in un confuso dedalo di strade, malefici presagi sembrano venire da quelle abitazioni che un tempo erano dimora di figure femminili che perpetravano riti a metà tra il meretricio e l'occultismo.

Gli usci e le finestre delle loro case, come tratto distintivo di chi vi abitava, risultano tuttora decorati da angeli sessuati che lanciano sguardi quasi inquietanti sui passanti. Lo scrittore non rimane estraneo a queste atmosfere cupe e le trasforma in un divertente susseguirsi di improbabili avventure.

C'è  una dissacrazione del piccolo mondo di provincia  in cui pettegolezzo ed ipocrisia diventano gli elementi  da commedia, mentre l'estrazione sociale, il livello culturale dei personaggi è fortemente suggerito dalle espressioni colorite di una lingua con invenzioni lessicali e linguistiche che ricordano i vari dialetti locali. Quasi una carrellata di personaggi e situazioni boccacciane in cui vino, cibo e sesso sono tra i beni materiali più desiderabili.

Innaffiate da calici di Aglianico Bocca di Lupo sono non solo le pagine del romanzo e la serata, ma anche e soprattutto le prelibatezze della cena luculliana, seguita alla presentazione del libro e preparata dal noto Chef Pietro Zito del Ristorante Antichi Sapori.



Un tripudio di formaggi freschi e stagionati, tra treccine, burrate, ricotta e provola accompagnati da relative confetture. E poi ancora capocollo con zucchine, verdure cotte e crude, purè di fave con cicoria, e per esaltare la pugliesità dell'evento, anche pan cotto con rape. Superbi per gusto e profumi i sedanini all'aglianico con crema di peperoni, salsiccia del Volture e uva aglianico.

A seguire, funghi e lampascioni sono stati non solo ingredienti, ma anche elemento base per la tiella di agnellone con patate. E infine un delizioso  buffet di frutta di stagione: fichi d'india, accostati nei colori fuxia e verde , mele cotogne al vino, melograno, mandorle, manderini e ovviamente uva, tantissima uva disposta in grandi sperlunghe  attraverso tutte le sale della tenuta.

Lo Chef ha anche voluto dare un anticipo della tradizione natalizia con piccole cartellate al vincotto  di uva, mandorle pralinate e torte con impasti a base di uva e vincotto.

Il Bocca di Lupo 2012 Aglianico Castel del Monte DOC è diventato  il vino in abbinamento a  tuttopasto. I calici tra le mani degli ospiti, oppure disposti nelle diverse sale di accesso al buffet, hanno mostrato un vino senza tempo, rosso rubino acceso, intenso e consistente alla vista, infinitamente seducente con  i suoi eleganti profumi di mora, frutti rossi e marasca.



Il lungo affinamento, 15 mesi in barriques di rovere francese e ungherese e poi 12 mesi di affinamento in bottiglia, gli conferiscono una importante speziatura dai toni dolci, tra liquirizia, vaniglia e chiodi di garofano.

Il suo ingresso risulta morbido e il tannino è avvolgente e vellutato, accompagnato da una gradevole acidità che conferisce una piacevole  freschezza. Una grande struttura in preparazione ad un grande potenziale di invecchiamento.

L'autore, "Chevalier de la Confrèrie Du Tastevin" di Borgogna che aveva già dedicato la sua scrittura all'Aglianico, a pagina 30 lo definisce "Elegante e morbido e possente come solo l'aglianico sa essere" e se non si è astemi, si ha la sensazione che il romanzo risenta del bouquet inebriante di questo aglianico destinato ad una grande longevità.

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