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Piccoli assaggi molisani nella Capitale

Il Molise non esiste? Esiste, esiste. La prova?  'IL MOLISE A ROMA' svoltosi nella suggestiva  location di Rinaldo all’Acquedotto, l’evento tenacemente voluto da Daniele De Ventura con la collaborazione di Elena Matei.
Daniele, imprenditore del Food di eccellenza, innamoratissimo del Molise, ha avuto la capacità di mettere in rete un grandissimo numero di imprenditori dell’Agroalimentare Molisano e presentare ad un pubblico di esperti, addetti ai lavori e giornalisti, questa nostra piccola regione confinante con il Lazio.

Il Molise rappresenta una vera e propria oasi di pace, poco distante dalla vita frenetica della Capitale, dove ancora oggi si incontrano greggi di pecore a pascolare, anziani contadini con gli attrezzi del mestiere in spalla che attraversano le tortuose e disconnesse strade provinciali per raggiungere i campi,  dove nei piccoli borghi le donne anziane sedute davanti agli usci di casa vi salutano con calore e rispetto, anche senza conoscervi, e gli uomini  al bar giocano a tressette.

Dove camminando tra i vicoli dei piccoli centri  è ancora possibile sentire i profumi di una volta: d’inverno le strade sono impregnate dall’odore del camino e, facendo capolino nelle finestre, si scorgono lunghe pertiche di legno appese al soffitto cariche di salsicce e salumi di ogni genere, mentre in autunno le stesse sono pervase dall’odore dei mosti e dalle conserve di pomodoro.

Un Molise fatto di piccole cose, di una viabilità tortuosa, di una lentezza del vivere che per i molisani rappresentano un limite ed un handicap ma che,  al contrario, sono il punto di forza, la carta vincente, la fotografia di un tempo che si perde nel tempo.

In questo scenario operano tante piccole aziende a conduzione familiare che ne rappresentano il tessuto economico sociale e che danno vita a innumerevoli piccole eccellenze: i prodotti caseari, che si identificano nelle paste filate artigianali prodotte con latte locale, come le scamorze, la stracciata  e la manteca, un involucro di pasta filata che al suo interno racchiude un cuore di burro, progenitore del sottovuoto come ha magistralmente detto Franco Di Nucci , il  maggior esponente dei casari molisani insieme alla figlia Serena.

Poi gli insaccati, tra cui spiccano la  Ventricina e  la Pampanella, carne di maiale magistralmente condita con peperoncino dolce, peperoncino piccante, aglio e  messa a riposare in fogli di carta paglia (un tempo nelle foglie di vite, i pampani, da qui il nome pampanella), cotta poi in forno, aromatizzata con aceto  e pronta per essere degustata.

Senza dimenticare gli oli, soprattutto monovarietali, che sono il frutto della spremitura delle varietà Gentile di Larino, della Peranzana e del Leccino.e infine, ma non ultimo, il vino. Sì, il vino, che l’ha fatta  da protagonista, con un interessantissimo seminario sulla Tintilia, affollato da giornalisti ed estimatori, voluto tenacemente da Elena Matei e affidato alla Delegata ONAV di Campobasso, durante il quale è stato possibile conoscere l’autoctono regionale, le sue caratteristiche ampelografiche, la sua bella leggenda, di cui vi parleremo in un prossimo articolo, e le sue diverse declinazioni.

Otto le Tintilie degustate, figlie di differenti areali di produzione  perché la Tintilia , vitigno rustico presente in Molise fin dal 1700, è fortemente legata al Terroir e si esprime con variazioni sul tema a secondo dei terreni sabbiosi, argillosi, calcarei.

Ricorda i profili della frastagliata collina molisana che sale verso la montagna o che discende verso il mare con i suoi colori, le sue dolcezze, le sue asprezze. Colori e profumi che si ritrovano nel vino:  rosso rubino con sfumature violacee in gioventù, che virano verso il granato con il passare del tempo, mentre al naso si presenta ricco di note di frutta che vanno dalla ciliegia sotto spirito ai piccoli frutti di bosco e spesso note floreali di viola e rosa canina; interessanti, poi, i sentori speziati, che ricordano il pepe nero, la radice di liquirizia , i chiodi di garofano, le note tostate di cacao e caffè, in bocca interessante ed intrigante la nota tannica, mai aggressiva e la bella spalla acida e sapida , non sempre frequente nei rossi.



Ma non è stata solo la Tintilia l’unica protagonista. Ricco e letteralmente preso d’assalto  il banco d’assaggio curato da quattro esperti Assaggiatori della delegazione ONAV  di Campobasso, dove i visitatori hanno potuto degustare i vini di ben nove cantine molisane, tra i quali diversi Molise Rosso,  Aglianico e tanti bianchi del territorio tra i quali spiccavano le Falanghine, sapide, profumate figlie del Molise, accanto a blend di Trebbiano e Malvasia che hanno molto intrigato i visitatori.

Dodici le Cantine presenti a Roma,  Catabbo , Angelo D’Uva, Camillo Cieri, Vincenzo Cianfagna,La Cantina di Remo, Salvatore Pasquale, San Zenone, Terre Sacre, Valtappino, Claudio Cipressi, Campi Valerio,  Colle Sereno, un’ interessante spaccato della produzione vitivinicola regionale legata al territorio da millenarie tradizioni, oggi sapientemente trasportate ai tempi nostri, dove i sensi acquistano un valore diverso e i sapori e i gusti  riescono a svelare tutto l’incanto della sua storia.

E, se vi abbiamo incuriosito e non siete stati tra i fortunati visitatori de' IL MOLISE A ROMA', vi diamo appuntamento in Molise per poter fare uno splendido viaggio tra gusto, tradizione, storia e territorio.

Foto di Valeria Laureano

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