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VINO -Taste of Italy è già un luogo cult

Inaugurato il padiglione multisensoriale del vino a Expo 2015.

Taglio del nastro con il ministro Maurizio Martina. Convegno con gli stellati Michelin per analizzare l’evoluzione degli abbinamenti vino-cibo e le tendenze di mercato. Largo al vino al calice e finita l’epoca dei sommelier che fanno la “radiografia” del vino. Lo chef tre stelle Niko Romito: “Riflettiamo bene sul fenomeno della proliferazione dei “ristoranti” presso le cantine. Non interrompiamo il rapporto virtuoso produttore-cuoco-ristoratore”

È già un luogo cult dell’Expo 2015 il padiglione “VINO - A Taste of Italy”, il primo dedicato alla produzione vitivinicola nella storia dell’Esposizione Universale, inaugurato ufficialmente lo scorso sabato 23 maggio alla presenza di:  Maurizio Martina ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; Giuseppe Sala commissario unico delegato del Governo per Expo Milano 2015; Diana Bracco presidentessa  di Expo 2015 S.p.A. e commissario generale per il Padiglione Italia; Ettore Riello presidente di Veronafiere; Riccardo Cotarella coordinatore del Comitato scientifico e Italo Rota architetto e art director dell’installazione.

Il vino italiano tra passato, presente e futuro. È questa la traccia che accompagna il visitatore nel percorso all’interno del padiglione multisensoriale. Un vero e proprio viaggio che coinvolge i cinque sensi per conoscere la storia della viticoltura e dell’enologia attraverso emozioni, colori, profumi, sapori, suoni, luci ed esperienze tattili. Il percorso affonda le radici in Enotria, il  paese del vino, nome con cui oltre 2000 anni fa era conosciuto lo Stivale, in virtù del ricco patrimonio costituito da ben 594 vitigni, che rappresentano un terzo di quelli esistenti in tutto il mondo.  Una biodiversità,  sinonimo di cultura e territorio,  raccontata in maniera suggestiva nei diversi ambienti. “La Domus Vinii”; “La sala dei vetri e dei colori del vino”, dove sono esposti reperti archeologici di recipienti per bere il vino provenienti dal Museo del Vino Lungarotti;  “Il tunnel delle cantine e dei profumi del vino”, lungo la parete si trovano i nasi da cui si sprigionano diversi profumi; “Mare di vino, il brindisi finale”, un impluvium romano dominato da una vasca in marmo riempita di vino. Dopo  questo percorso ci si immette in una dimensione futura: “Il vino e il territorio. Un’esplosione spettacolare”. L’allestimento è caratterizzato dal pavimento retroilluminato e da una cascata di 1000 calici sospesi dal soffitto. Al centro, la scultura monumentale di una bottiglia di spumante da cui esce il getto di schiuma.  Appesa a uno dei muri, in una teca,  la bottiglia di Sassicaia, annata 2000, portata in orbita durante una missione spaziale. Il viaggio prosegue verso l’alto. Al primo piano c’è la “Biblioteca del vino. L’enoteca del futuro”, dove con un voucher dal valore di 10.00 euro si possono assaggiare 3 delle 1.400 etichette tra vini e distillati,  attraverso una serie di enodispenser e con l’aiuto dei preparatissimi sommelier Fisar. Non presenti le regioni Liguria, Valle D’Aosta e Sardegna.

Niko Romito Expo 2015

Per approfondire le principali tematiche legate al comparto vitivinicolo, dalla produzione alla scienza, dalla salute alla sostenibilità, fino alle prospettive per il futuro, la cerimonia inaugurale è stata preceduta dall’interessante convegno  “Il vino nella tradizione gastronomica italiana”, primo incontro del ciclo “Sei viaggi nell’Italia del vino”, curato dal Comitato scientifico.  A moderare l’evento  Enzo Vizzari direttore delle Guide l’Espresso. Presenti  importanti critici, giornalisti di settore e addetti ai lavori per interloquire con gli chef stellati Heinz Beck, Niko Romito, Davide Oldani e Antonio Santini. Tutti concordi nel sostenere che nell’evoluzione dell’abbinamento vino-cibo gioca un ruolo fondamentale il racconto del territorio. Insieme allo studio del menù proposto diventa centrale la figura del sommelier, che si rinnova rispetto ai canoni consueti.  È finito il tempo di fare la “radiografia” del vino, la chiave di lettura va indirizzata verso il racconto dei vari stili produttivi e delle aziende.

Mintro Martina

È finito anche il tempo delle carte dei vini chilometriche,  vincente è il percorso del menù degustazione in cui a ciascuna pietanza si abbina un calice diverso. A tal proposito lo chef abruzzese tre stelle Niko Romito – titolare del celeberrimo ristorante Reale e  artefice del progetto Niko Formazione per far crescere nuovi chef – ha espresso alcune importanti considerazioni. "Oggi non è pensabile proporre a tutti i clienti una bottiglia di vino da abbinare a ogni piatto. Il percorso al calice consente una giusta rotazione dei vini nella carta. Non solo, ci dà la possibilità di narrare tanti vini e proporre abbinamenti versatili; così possiamo dare spazio a tanti  produttori, dai più piccoli ai più grandi, da quelli blasonati a quelli meno conosciuti. A sua volta il cliente può assaggiare tanti vini diversi». Non è tutto, Romito a proposito di abbinamenti e di narrazione del territorio chiosa con una riflessione che non lascia indifferenti. «A proposito di cucina, di vino, di cantine e di territori; riflettiamo bene sul fenomeno della proliferazione dei “ristoranti” presso molte cantine. Premesso che è giusto diversificare l’offerta di prodotti e servizi, ricordiamo che  il “ristorante” in cantina  risponde a una logica di accoglienza in un contesto familiare, in cui si offre la possibilità di assaggiare una cucina casalinga; spesso molto piacevole, ma che non sempre rientra nel concetto di ristorazione.  Il “ristorante” in cantina interrompe  il rapporto virtuoso produttore-cuoco-ristoratore. Noi crediamo nei vini che acquistiamo, insieme ai sommelier raccontiamo il vino e il territorio, sarebbe giusto che i produttori portassero i clienti nei ristoranti per consentire loro di degustare piatti che rispondono ai canoni qualitativi della vera ristorazione"

 

Ultima modifica ilMercoledì, 27 Maggio 2015 07:54

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