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Qualcuno dice che a me non piacciono i vini bianchi

Sono rimasto indeciso se scrivere o meno queste sensazioni che non voglio vengano scambiate per l’ennesima polemica, vero che Vinitaly 2015 è stata ancora una volta presa d’assalto da un centinaio di grossi bevitori e cantanti stonati, oltre a definire inconcepibile la gestione del traffico e l’affluenza delle auto a Verona, ma sembra comunque che la fiera abbia incentivato le affluenze.


Io invece direi basta ai biglietti regalati a bar e ristoranti, rimarrebbero a casa un gran numero di persone non idonee al bere, mentre metterei a disposizione molti più bagni chimici. D’accordissimo sul fatto di ingrossare le fila dei legionari a sorvegliare e pattugliare i parcheggi, e poi in molti potrebbero usare i treni, che dovrebbero essere a tariffa speciale per chi va in fiera, tu fai vedere che hai acquistato il biglietto e loro applicano la riduzione. Ma entrando negli stand, a parte la calca della Domenica e del Lunedi, dovuta anche al fatto che di lunedi non lavorano parrucchieri ed estetiste, gli altri giorni mi sono mosso bene potendo passare da un padiglione all’altro tranquillamente.

Ho fatto visita anche allo stand della Valcalepio in provincia di Bergamo. E proprio a Bergamo in questi anni ho conosciuto diversi produttori che con impegno hanno avuto risultati eccellenti con vini che fanno parte della Doc Valcalepio che coltiva soprattutto Merlot e Cabernet Sauvignon, il famoso taglio bordolese. Poi la Doc Terre del Colleoni, e troviamo il Franconia, l’Incrocio Manzoni e l’Incrocio terzi oltre al Moscato Giallo e altri sei vitigni.

Ho sempre pensato che un vitigno autoctono sia segno di appartenenza al territorio e tra i vitigni autoctoni a Bergamo mi piace pensare all’ Imberghem  più conosciuto come Franconia appunto, e al Moscato Giallo, ma anche a quei vitigni ormai difficili da reperire come la Schiava Grossa che in provincia di Bergamo prende il nome di Schiava Meranese, la Schiava Lombarda che sempre a Bergamo era uno dei 5 vitigni più coltivati e che proprio in Lombardia aveva la stessa importanza del Nebbiolo in Piemonte, e un altro bel vitigno il Merera che fino al 2000 sembra fosse presente nei tra i Comuni di Scanzorosciate e Chiuduno ma che ad oggi non ne sentiamo più parlare.

Qualche anno fa ci fu l’impegno di realizzare un campo studio, ma quando il produttore in questione seppe che non poteva commercializzare quei vini espiantò tutti i vitigni autoctoni coltivati e non ne volle più sapere, preferendo quel bel Merlot e Cabernet che gli faceva quadrare i bilanci. Fortunatamente le teste dei produttori non sono tutte uguali, e qualcuno annusò l’ipotesi che forse era possibile comunque portare avanti l’idea dei padri e dei nonni, e quelle vecchie vigne lasciate in disparte potevano essere ripulite e selezionate, e finalmente oggi qualche Azienda si è data da fare lavorando sul vigneto e sulle varie epoche di vendemmia, ottenendo un Franconia Imberghem davvero pregevole, trovando la piacevolezza anche di un Metodo Classico sempre da uve Franconia.    

Mi piace pensare di aver sempre ripetuto ai produttori di lavorare sul Franconia perché ci rappresenta, è il nostro vino da sempre e a breve ci aspetta un’altra Azienda con presenterà il suo Franconia Imberghem e anche di questo ne parleremo più avanti, augurandomi che anche altri produttori facciano lo sforzo di tornare in vigna con il Franconia lavorando su quelle vigne che i nonni tenevano come l’oro.

Tornando ai bianchi trovo davvero esagerato che Enrico Rota ex Presidente del Consorzio Valcalepio vada dicendo che a me non piace il Bianco di Bergamo e che ne parlerei male.

In primis perché non ho mai scritto dei nostri vini bianchi, secondo perché ho sempre sottolineato quanto fosse importante,  parlando di Vini bianchi, ad esempio il bianco da uve Moscato Giallo di Eligio Magri e l’Eligio conosce benissimo  la mia predilezione per il suo Bianco, e  ancora quando Sereno Magri teneva il suo bianco in acciaio ed io lo esortavo a commercializzarlo visto la sua piacevolezza, e posso citare il Bianco da uve Chardonnay  dell’Azienda la Collina di  Luigi Invernizzi, alla stessa maniera produce il Bianco da Moscato Giallo che ritengo degno di nota.

Il Metodo Classico Brut Tenuta degli Angeli da uve Chardonnay che non solo mi piace ma lo metto davanti a molti Franciacorta e lo dico con orgoglio, senza dimenticare il metodo Classico di Angelo Pecis il Maximus da uve Chardonnay, e il Metodo Classico dell’Azienda di Angelo Bertoli. Ultimi ma soltanto perché ho avuto il piacere di  degustarli a Vinitaly qualche giorno fa, i Bianchi dell’Azienda Tosca, come il Bianco del Tasso e I Vigneti della Polisena.

Per sputare nel piatto in cui si mangia caro Enrico Rota, bisogna prima mangiare ed io non sono mai stato alla tavola di nessuno, e se a volte non scrivo dei vini degustati, è perché non ritengo interessante scrivere di vini con qualche difetto, preferendo sottolineare vini con grandi pregi !

Quindi caro Enrico mi auguro la prossima volta di trovarti con in mano due calici di Bianco delle nostre terre, sapendo che mi troverai pronto per un brindisi.

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