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FRIULI E SLOVENIA... NON SOLO BIANCHI

Quando si parla di Friuli Venezia Giulia in ambito vitivinicolo, si pensa subito a grandi vini bianchi. E’ vero, ma si tende a sottovalutare la realtà dei vini rossi che è altresì ben presente.

Una delle migliori occasioni per conoscere il mondo dei vini rossi friulani è data dall’evento “Gradito l’abito Rosso” – ormai abbreviato a GAR! – che si è tenuto domenica 22 febbraio  u.s. a Venezia, presso l’hotel Western Europa&Regina.

Siamo in presenza di una accurata selezione di vignaioli friulani e una rappresentanza slovena di confine, che esprimono il meglio della produzione a bacca rossa, sia di vitigni internazionali come Merlot e Cabernet, sia soprattutto di vitigni autoctoni quali Pignolo, Terrano, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino e Schioppettino di Prepotto, solo per citare i più conosciuti.

Se posso non mi perdo l’evento, sia perché ho un debole per questi vini sia per l’atmosfera che Venezia riesce a creare e il trovare amici e produttori. Quindi nel pomeriggio varco la soglia dell’hotel e mi tuffo tra i banchi di assaggio posti in tre bellissimi saloni, l’ultimo con vista sul Canal Grande.

Il primo incontro entusiasmante lo faccio con l’azienda Borgo San Daniele: una verticale di 3 annate del Pignolo da loro prodotto che lascia il segno per equilibrio, struttura e complessità. Il vino si chiama “Arbìs” nelle annate 2007, 2006 e 2004. In barrique per un anno, e poi lungo affinamento in bottiglia per un bouquet di profumi ampio, con le marmellate di mora e di ciliegia in primis.

Poco più in là, quasi affiancati altri due produttori che reputo molto interessanti: Fiegl di Oslavia, praticamente sul confine sloveno, con il Merlot “Leopold”. Anche qui tre annate, 2008, 2005 e 2003 di grande presenza, con una freschezza e vitalità al palato incredibile. Le viti hanno ormai 60 anni e l’affinamento è in tonneau per tre anni più altri tre in bottiglia. Complesso, frutti di bosco e legno ben bilanciato.

Dorigo invece propone un Pignolo 2010 molto interessante di grande spessore con 30 mesi in barriques, come pure il “Montsclapade” (letteralmente “montagna spaccata”) del 2010 ottenuto da uve di Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot, dove risalta la speziatura e la nota vanigliata.

Cambio sala e subito trovo un’azienda che mi piace moltissimo: “Vigniai da Duline”. Ragazzi giovani con tanto entusiasmo che credono nel loro progetto. Tre vini presentati tutti molto buoni ma un plauso speciale al Pinot Nero: veramente ben fatto. A fianco c’è Zorzettig con il loro Refosco dal peduncolo rosso “Myò” del 2012. Buono, ma forse troppo giovane, quasi un infanticidio. Però i presupposti per una grande evoluzione ci sono tutti, mi piacerebbe risentirlo fra 3-4 anni. 

Incrocio poi Marinig, piccola realtà familiare a Prepotto (UD) che lavora molto bene. Schioppettino di Prepotto, Pignolo e Refosco sono puliti, con un bel bouquet aromatico e hanno corpo e complessità. Il tutto a un rapporto qualità/prezzo veramente interessante. Lo Schioppettino affina per 22 mesi tra tonneau e barriques, e qui usano anche la tecnica del batonnage.

Devo dire che sino ad ora la qualità è veramente elevata, tutti vini molto interessanti. Le sale sono piene di visitatori a dimostrazione dell’interesse per il prodotto. Mi sposto verso altre due aziende: Lis Fadis e Flaibani. La prima mi conquista con il “Bergùl” da uve di Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino e Merlot dal peduncolo rosso, biotipo molto antico e quasi scomparso. Complesso, strutturato, con profumi ampi di mora, mirtillo, cuoio, spezie e liquirizia. Poi la novità del “Pesapùl” schioppettino in purezza affinato in barriques: anche qui si trova eleganza e complessità, anche se è troppo giovane. Va aspettato.

Da Flaibani ho trovato ottimi vini ottenuti da Schioppettino e da Refosco, ma la signora Bruna sa che vado matto per il loro Pinot grigio ramato e puntualmente da sottobanco spunta una bottiglia: buonissimo. Dopo una sacrosanta pausa gastronomica tocca a Lis Neris: le due annate del loro “Lis Neris” (2009 e 2006) sono veramente buone. E’ quasi un Merlot in purezza, con solo il 10% di Cabernet Sauvignon e affina per 20 mesi in barriques di rovere nuove. Solo 6000 bottiglie prodotte di un vino di grande complessità e spessore.

Cito solo il nome del successivo assaggio: Moschioni. Sempre grandi vini, così come Marjan Simcic con il Merlot e un interessante e ben fatto Pinot nero. E poi Aquila del Torre, Petrussa, e tanti altri produttori che vogliono continuare nella tradizione la produzione di questi vini. Quest’anno ho tralasciato un pochino il Terrano dei produttori sloveni, forse non era giornata, forse le annate proposte – quasi tutti tra il 2011 e il 2013 – eccessivamente giovani e quindi acidi non m’invogliavano. Il Terrano va aspettato a lungo.

Tirando le somme devo dire che ho incontrato una buona selezione e percentuale del meglio del Friuli rosso; un plauso a Paolo Ianna per il lavoro fatto e alla delegazione autonoma della FISAR di Venezia per l’impeccabile organizzazione.

Ultima modifica ilLunedì, 09 Marzo 2015 09:15

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