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Le migliori degustazioni a ViniVeri

“ViniVeri” è un evento dedicato al mondo del vino che si svolge a Cerea, a sud di Verona, in concomitanza con il Vinitaly. Lo so, sono in ritardo. Il detto dice: “Passato il Santo, passato il miracolo”, ma volevo raccontarvi di questa manifestazione, dove la particolarità sta tutta nell’aggettivo “veri” con il quale gli organizzatori vogliono identificare la produzione di vini secondo regole biodinamiche.

Alle spalle ci sono vari consorzi di produttori che s’identificano nel motto “Vini secondo natura”; una delle più importanti a livello europeo è quella fondata di Nicolas Joly, la “Reinassance des Appellations”. Joly è considerato da molti uno dei padri fondatori della biodinamica e quest’anno la manifestazione è stata dedicata a un altro vignaiolo francese: Emmanuel Giboulot che si è rifiutato di usare i pesticidi incorrendo in sanzioni pesanti.

Questi consorzi hanno stilato una serie di regole che dettano le modalità di lavorazione, sia in vigna che in cantina, e danno le linee guida in merito a tecniche e prodotti che si possono o non si possono utilizzare; in particolare il consorzio ViniVeri lavora definendo semplicemente delle azioni che permettono una piena e libera espressione produttiva, in equilibrio con la natura.

Bene, veniamo al sodo raccontandovi la giornata passata a degustare questi vini.

Innanzitutto un plauso agli organizzatori: sia la location, che l’accoglienza sono ben gestiti, mentre la guida cartacea (in omaggio, cosi come il calice) è veramente ben fatta. Vi dico subito che la grande curiosità mia è stata ampiamente ripagata a fine giornata; è una degustazione che consiglio a tutti gli appassionati.

Partiamo quindi con alcune note su dei produttori piemontesi: Cappellano di Serralunga con il barolo Rupestris molto interessante, sontuoso, di carattere ma con grande finezza. Sia questo che il Franco sono prodotti da viti ancora a piede franco, molto vecchie.

Cascina delle Rose è un’altra realtà interessante con ottimi Barbaresco e Barbera; ben fatti, puliti e con una loro personalità. Rinaldi, e siamo nel comune di Barolo, è una azienda storica i cui proprietari hanno negli anni lasciato un’impronta nella storia del Barolo. Presentava il Brunate 2010 e il Tre Tine, molto interessanti, dove prevale al naso la nota floreale. La produzione è ottenuta da 4 vigneti dai nomi storici: una parte Brunate e Le Coste (diecimila bottiglie) e dall’altra, Cannubi, San Lorenzo e Ravera, prodotto in 3500 bottiglie.

Girato l’angolo, pochi stand più in là trovo Oasi degli Angeli; siamo nelle Marche a Cupra Marittima e l’azienda produce due vini, il Kurni e il Cupra, solo il primo era presente a Cerea. Base Montepulciano d’Abruzzo e affinamento su barriques nuove per due anni, per affinare potenza ed eleganza. Se avete occasione di incrociare i loro vini sulla vostra strada non lasciateveli scappare.

Altra realtà molto interessante è Tenute Dettori in Sardegna produce Cannonau. A 18 gradi. Il Tenores e il Dettori sono le due etichette presenti e devo dire che mi hanno stupito per la complessità, l’eleganza e l’equilibrio. Fruttati ma mai invadenti, finale lungo e armonico, una piacevolezza di beva incredibile. E poi scopro che hanno 17° e 18°: da non crederci.

Mi sposto verso casa con Carolina Gatti da Ponte di Piave (TV) con due vini interessanti: il prosecco DOC col fondo (o sur lie che dir si voglia) e un rosso intrigante: El gat ros – il gatto rosso. La ragazza ha idee chiare e grinta da vendere, coltiva tutto a bellussera, tipica della zona del Piave e ormai in via di estinzione. El gat ros è un cabernet sauvignon che fermenta su lieviti indigeni e si affina in vasca di cemento, imbottigliate 1000 bottiglie senza chiarifiche o filtrazioni.

Trovo poi Gino Pedrotti. Siamo in Trentino nella valle dei laghi tra Riva del Garda e Trento; ho degustato una Nosiola molto interessante, e un Vin Santo del 1996.

Incrocio poi lo stand di Carla Simonetti, azienda di Castagneto Carducci in Toscana che produce il Carmina Arvalia, un blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc, Sangiovese e un 5% di Syrah. Un ettaro di vigneto vicino a Bolgheri per una produzione di forse 7-8000 bottiglie. Vino molto interessante, giovane nell’annata presentata ma che mi ha colpito nei sensi.

Un passaggio veloce da Zidarich e Vodopivec – e siamo sul confine con la Slovenia – sempre ottimi, per tuffarmi in mezzo alla pattuglia dei produttori francesi, tedeschi e austriaci. Il livello è alto, molto alto in certi casi. Qui, oltre ai vini di Joly, vi vorrei segnalare alcune realtà interessanti, partendo da Nokolaihof – Wachau austriaci della zona del danubio a nord di Vienna. Gruener Veltriner e Riesling portati al massimo della loro espressione con il Riesling Steinfeder 1998 e l’annata 1995 invecchiato 17 anni in botti di legno vecchie di 200 anni. Ottimi vini degustati anche con i produttori della valle della Loira, alcuni Champagne e Chablis veramente notevoli.

Anche la rappresentanza di produttori spagnoli era molto interessate, cito solo un Bobal del 2002 con ben 379 gr/l di zucchero residuo, di Bodega Dagòn. Cosi denso da sembrare quasi sciropposo, ma che spettacolo!

Devo dire che parlare con questi produttori è stato molto interessante, mi ha fatto capire come ci sia da parte loro la voglia di guardare il vino da una angolazione diversa, meno legata agli aspetti di contorno e concentrata su cosa il vino – messo a nudo nel bicchiere – può trasmettere. Non c’è scenografia, ma tanta voglia di esprimersi naturalmente con cosa la natura può regalarci.

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