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I migliori assaggi al Vinitaly-Puglia

Il mio Vinitaly di quest’anno si è ridotto a solo due giorni di gran corsa, in compenso è stato ricco di incontri umani ed enoici, sorprese e conferme e se gli incontri umani restano nel cuore, di quelli enoici è meglio parlarne.

Mi soffermo su alcuni assaggi che mi hanno particolarmente colpito e che voglio condividere con voi, in scioltezza senza entrare troppo in dettagli tecnici, solo impressioni rapide e veloci.

Vorrei soffermarmi prima di tutto sui vini bianchi, perché ne parliamo sempre un po’ meno rispetto agli altri.

Mi hanno colpito molto alcuni vini a base Fiano, tutti di gran freschezza e bevibilità, ma soprattutto di grandissima piacevolezza, inizio a fare i nomi!

Tenuta Serranova di Agricole Vallone, i Fiano di Conti Zecca e Masseria Li Veli, Firr  di Miali e Roycello di Tormaresca.

Non tutti i vini bianchi pugliesi sono fatti per esser bevuti solo da giovani ed alcuni danno il meglio nel tempo, due esempi importanti sono Poggio al Bosco di Botromagno e Giancola di Tenute Rubino, due cavalli di razza già pronti adesso e che con il tempo diventeranno ancora più ampi e sfaccettati.

Tra i rosati varie belle novità tra cui il neonato TreTomoli Rosa di Vigna Flora, freschissimo, bei profumi e soprattutto ha la novità di esser fatto a base di Susumaniello. Poi tre rosati di gran struttura: Rohesia di Cantele a base negroamaro “figlio” di Teresa Manara ed Amativo, il Rosato da uve primitivo della nuova azienda Ognissole e Corerosa di Cantine Due Palme a base primitivo. Due belle conferme: una storica, il Five Roses di Leone de Castris ed una giovane, EstRosa di Pietraventosa.

Passiamo alle “bollicine” perché iniziamo a farne di veramente importanti e vorrei segnalarne due molto diverse fra di loro, ma che sono delle belle scoperte: Sumarè di Tenute Rubino a base Susumaniello un anno sui lieviti, vino di grande potenza, che dimostra quanto il Susumaniello se ben lavorato diventi un vitigno molto versatile. Simona Natale di Gianfranco Fino a base Negroamaro dedicato da Gianfranco a sua moglie, vino di grandissima eleganza e lunghezza, ha fatto ben quattro anni sui lieviti che conferiscono al vino una grandissima complessità.

Si ok mi direte voi ed i rossi? Siamo in Puglia non si può non parlare di rossi, ma di rossi ne parlano già in tanti, devo proprio parlarne? Ok per prima cosa la progressione strepitosa dei primitivi di Polvanera partendo dal normale primitivo IGT, passando per il 14 ed arrivando al 16 ed al 17. Dunico di Racemi, oggettivamente qui il mare si sente! Quattro i neri di troia che mi hanno colpito moltissimo: Il sale della Terra, non di Ligabue, ma di Antica Enotria, Milleceppi di Michele Biancardi vinificato in anfora, Romanico dell’azienda biodinamica Cefalicchio e 0,618 di Santa Lucia. Cinque vini che lasciano il segno per forza e complessità, da negroamaro: Alberelli di Masseria L’Astore e le Braci di Vigneti e Vini di Severino Garofano, da primitivo Papale Oro di Vigne&Vini, Tretarante di Milleuna e Sonetto del Consorzio Produttori Vini di Manduria. Di grande bevibilità il Cacc’e Mmitte di Lucera di Alberto Longo. Due belle novità Fanoi il nuovo primitivo della azienda Cantele e Ala Verde della Cantina di Sa
va Palmento Galilei
ottenuto dalla vinificazione dei racemi di primitivo.

Una nota di colore finale, non sui vini sempre ottimi, ma sulle etichette, il restyling molto bello delle etichette degli storici Rosa del Golfo e Bolina.

Questo non è certo un elenco esaustivo, ma sono solo alcuni degli assaggi che mi hanno particolarmente colpito.

Ciao ciao alla prossima!

Ultima modifica ilLunedì, 14 Aprile 2014 06:34

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