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Birra e Distillati o una beata minchia!

Nuova rubrica di vinoway dal 30.01.2014 curata da Pino de Luca.
"Velocemente la Terra ritorna verso l’Afelio, il 3 luglio ci siamo passati nell’anno di grazia 2013 giunto tranquillamente dopo le nefaste profezie che i soliti cialtroni avevano tratto da scritture Maia.

Ecco, sarebbe stato opportuno prendere a calci nei denti i propalatori della fine del mondo dettata da una sequenza di numeri che, oltretutto, i Maia non conoscevano affatto.

Ovviamente uso una metafora perchè qui, noi, aborriamo la violenza ma qualche ceffone ben assestato ai professionisti della “puttanata” andrebbe garantito non per punizione ma a scopo semplicemente educativo.

Cosa c’entra questa premessa in un luogo che tratta di cibo e di vino? Esattamente quanto c’entra quello di cui, prevalentemente, proverò ad occuparmi in questo spazio che mi è stato riservato: una beata minchia!!!

Infatti ragioneremo, o proveremo a farlo, di birra e distillati. Fratelli minori di sua maestà il vino ma dei quali molto spesso si discute e ne discutono più di tutti una torma di cialtroni che, attraverso luoghi comuni e credenze popolari, diffondono di volta in volta fobie e marchette per incoffessabili interessi personali nel migliore dei casi, per pura idiozia in casi più diffusi.

A farlo ci proveremo. Evitando, per quanto possibile, la noiosità accademica ma senza rinunciare alla profondità e alla precisione. E, per quanto possibile, distinguendo chiaramente la scientifica certezza dall’opinione personale, dal mito o dalla rappresentazione commerciale.

Nostro scopo specifico è la “consapevolezza”, il consumatore consapevole è ciò a cui aspiriamo perché egli sarà il nuovo soggetto che garantirà il mercato, sarà capace di discernere la pula dal grano e di “educare” anche il produttore al quale si chiede semplicemente di essere sincero e pulito.

Nessuno può avere “la migliore birra del mondo” perché, per fortuna, il piacere ciascuno lo interpreta come gli aggrada. Ma nessuno può dire di una birra che è dolce se invece è amara, che è “caratteristica” se invece è semplicemente andata a male. Che il gusto è, come tutte le capacità sensoriali, assolutamente misurabile.

Ecco, apriamo con questa definizione la nostra collaborazione a Vinoway:

Il gusto è misurabile scientificamente, il piacere è assolutamente personale.

Valga come semplice esempio l’uso della frusta della quale, alcuni, provano piacere in quanto dolorosa. E infatti la sensazione che provoca la frusta è quella del dolore, e il dolore si misura (in VAS, VNS, VRS, FS o altro …), che poi esso per qualcuno possa essere sofferenza e per altri piacere è discorso che attiene alle soggettive preferenze.

Troppo forte come esempio? Probabile, ma un luogo in cui si discute di alcool non è un luogo per minori, perché l’alcool è un veleno e fa male alla salute. Molto male. Ed i minori dovrebbero astenersene almeno fino alla maggiore età quando, con piccoli passi e educazione all’uso, dovrebbero cominciare a farne esperienza.

Perché l’alcool, scelto consapevolmente e usato con intelligenza, è tanto tanto piacevole … ed il piacere è una delle cose che appartengono alla via della felicità che ogni essere vivente ha il diritto di percorrere. Consapevolezza è anche rammentare che la vita è come un’opera teatrale, di essa tocca a ciascuno scriverne il canovaccio sapendo che, comunque, termina come tragedia. E abbiamo il diritto di vivere il cammino secondo il tempo della commedia (almeno).

Sempre forti delle parole di Gesù “Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l’uomo. [Mt. 15-11]” continueremo la nostra strada per regalarci e regalare qualche momento di felicità, persuasi che la felicità è una di quelle cose veramente democratiche: la si può solo avere in dono. Acquistarla è pura illusione.

Dalla prossima principieremo con il provare a capire cosa è birra e cosa è bevanda così legalmente denominata. "


Pino de Luca

Ultima modifica ilGiovedì, 23 Gennaio 2014 15:44

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