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Zafferano: il “diamante” della Piana di Navelli

Zafferano: il “diamante” della Piana di Navelli Zafferano: il “diamante” della Piana di Navelli
Zafferano-Zaafran”:  un convegno e un libro dedicati a un’eccellenza abruzzese

Il termine “eccellenza” è decisamente logoro, ma diventa quanto mai pertinente se parliamo della Dop (Denominazione di Origine Protetta) “Zafferano de L’Aquila”. Si tratta di un biotipo floreale di Crocus Sativus coltivato nella Piana di Navelli (Aq) a quasi 800 m.s.l.m,   da cui si ricava una polvere preziosa  con caratteristiche organolettiche peculiari e proprietà antiossidanti e terapeutiche insospettabili. Il tutto, dopo una procedura lunga e faticosa. Per ottenere un chilogrammo di zafferano occorrono gli stigmi di 100.000 fiori. Su questo  affascinante argomento, dai risvolti economici concreti,  si è dibattuto in un riuscito convegno presso lo Sporting Hotel Villa Maria di Francavilla al Mare (Ch). Per l’occasione è stato presentato il volume iconografico di 144 pagine intitolato “Zafferano-Zaafran”, scritto da Luciano D'Angelo e Sandro Visca, presentato dal giornalista Federico Fazzuoli, ideatore per la RAI della trasmissione Linea Verde.

L’uso dello zafferano rimanda a tempi lontani. Alle popolazioni primitive che lo adoperavano come colorante, antimicrobico e poi come spezia tout court. È un fiore che assume sfumature sensoriali  diverse in dipendenza dal luogo in cui cresce. La provenienza dall’Asia, dal Medio Oriente, dal  Maghreb o dall’Europa fa la differenza. L’apice qualitativo viene raggiunto proprio nella Pana di Navelli grazie alle particolari caratteristiche pedoclimatiche che insistono nella zona, dove un paio di secoli fa si sono raggiunti picchi produttivi di oltre quattro tonnellate di prodotto lavorato; cifra che stride al cospetto dei ridotti quantitativi che si registrano attualmente, solo alcune decine di quintali. Una realtà che fa scattare l’allarme, in considerazione dei molteplici risvolti economici che deriverebbero  da un’efficace incentivazione di questo singolare comparto agricolo. Il ventaglio di prospettive derivanti dalla coltivazione dello zafferano come risorsa economica, turistica e culturale per l'Abruzzo è stato il focus degli intereventi proposti dai relatori partecipanti al convegno, tra cui: Giovanni Piscolla presidente dell'Associazione Zafferano  Italiano; Giuseppe Ruberto membro del CNR e dell'Istituto di Biochimica Molecolare di Catania; Giovanni Povero Valagro S.p.A.; Vania Griffo nutrizionista dell'Agenzia Spaziale Italiana e Sergio Maria Teutonico titolare della Scuola di Cucina “La palestra del cibo” e conduttore della trasmissione “Colto e Mangiato” su Alice TV.  Teutonico – da addetto al settore enogastronomico – ha abilmente spostato l’attenzione dalle interessanti considerazioni sulle proprietà antiossidanti e dimagranti dello zafferano verso un aspetto basilare ribadito con enfasi: “lo zafferano della Piana di Navelli è il migliore, ma in Italia continuiamo a importare zafferano dall’estero. Lo zafferano de L’Aquila è un “gioiello”. Non può e non deve costare poco, sarebbe impensabile. 

Bisogna che gli chef e le istituzioni  abruzzesi mettano in atto iniziative per tutelare e promuovere questo  tesoro, partendo da una cosa semplicissima come un ricettario”.

Ricette abruzzesi a base di zafferano esistono, ovviamente, come ha tenuto a specificare la battagliera  e simpatica Gina Sarra. Sorella di Salvatore Sarra, colui che  ha scongiurato l’estinzione dello zafferano abruzzese, ripiantandolo e fondando la  Cooperativa Altopiano di Navelli.  Dicevamo, le ricette ci sono, ma sono prive di quel “sigillo” di territorialità che le rendano esclusive del patrimonio abruzzese, come accade in altre regioni per prodotti che diventano “marchio” distintivo e traino economico e turistico del territorio.

L’auspicio è che le proposte degli esponenti istituzionali presenti al convegno possano trasformarsi in azioni concrete. In particolare l’idea di Disegno di Legge Regionale per  tutelare il comparto e la promozione dello zafferano, iniziativa avanzata dal presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano, forse difficile da attuare in considerazione dell’avvicinarsi della fine legislatura regionale in Abruzzo. 

La certezza è che lo zafferano costituisce una risorsa inestimabile di cui, in primis, gli abruzzesi devono essere consapevoli. Un “gioiello” da mostrare e promuovere attraverso libri, iniziative culturali, piani attuativi strategici  e, ovviamente, attraverso l’arte culinaria. Come ha saputo fare lo chef stellato Marcello Spadone, del ristorante La Bandiera, che a fine convegno ha proposto un menù a base di zafferano, dall’antipasto al dolce.
Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 11:45

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