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VESUVINUM VI° Premio Amodio Pesce, Cresce la qualità del Lacryma Christi

La commissione del Sesto Premio Amodio Pesce LucianoPiganataro.it La commissione del Sesto Premio Amodio Pesce
Svolti e conclusi a Napoli i lavori per selezionare i vini per il Sesto Premio Amodio Pesce. A conclusione si è tenuto un tavolo di presentazione di Vesuvinum – I Giorni del Lacryma Christi. Organizzazione impeccabile, apprezzata da Vinoway.
Si sono svolti e conclusi a Napoli i lavori della commissione che aveva il compito di scegliere la selezione di vini per il Sesto Premio Amodio Pesce che avevamo annunciato tra le news. I vincitori sarà possibile conoscerli durante l'ultima giornata di Vesuvinum – I Giorni del Lacryma Christi, in programma i prossimi 6-7-8 settembre 2013 presso il Castello Dè Medici di Ottaviano (Na).

La commissione di giudici è stata presieduta da Riccardo Cotarella, presidente dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani e coordinata dal giornalista Luciano Pignataro e da Roberto Di Meo, presidente di Assoenologi Campania; oltre alla mia presenza, per cui ringrazio Luciano Pignataro per l’ospitalità e gli organizzatori tutti,  hanno fatto parte della giuria Giancarlo Berti, Michele D’Argenio, Massimo Di Rienzo, Raffaele Inglese, Gianni La Marca, Francesco Martusciello, Franco Onesto, Ivan Pavia, Gerardo Vernazzaro, Alberto Capasso, Pasquale Carlo, Sara Marte, Gianluca Parisi e Andrea Petrin.

A conclusione dei lavori si è tenuto un tavolo di presentazione di Vesuvinum – I Giorni del Lacryma Christi, che ha visto gli interventi di Maurizio Maddaloni, Camera di commercio di Napoli, di Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, Michele Romano, presidente della Strada del Vino Vesuvio, Roberto Di Meo, presidente Assoenologi Campania, Riccardo Cotarella, presidente Associazione Enologi Enotecnici Italiani, Paolo Russo, della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

Nel corso della presentazione Luciano Pignataro ha fatto notare come “i vini dell'area vesuviana si siano evoluti ed oggi ben si prestano ad essere proposti  anche all'alta ristorazione. Sta crescendo in modo molto positivo la qualità e questo successo viene attestato sempre di più  dall'ingresso di questi vini nelle guide specializzate, tra cui Slow Wine”.

Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, ha voluto sottolineare che: "Uno degli errori che viene fatto dalle cantine italiane  è quello di dare un nome ai vini in base al vitigno. La Francia, avanguardista del mondo enoico, da tempo ha scelto di seguire un'altra linea di azione che si sta dimostrando vincente;  in Oltralpe in  molti casi si legge in etichetta il nome della zona di allevamento del vigneto, cosa che lega una bottiglia ad uno specifico territorio. Ne traggono beneficio i produttori, che spesso nascondono il blend in modo tale da poter seguire anche proprie politiche di prezzo. Anche in Italia si dovrebbe andare verso questa direzione.”

Una organizzazione impeccabile questa del Sesto Premio Amodio Pesce, apprezzata da Vinoway, che ha puntato i riflettori sul Lacryma Christi, vino che deriva dalla Doc Vesuvio il cui curioso  nome sembrerebbe derivi da una leggenda  che narra della presenza di Gesù Cristo alle falde del Vesuvio.

La Doc Vesuvio si lega al suo territorio e interessa tutti i paesi costruiti alle falde del vulcano: Boscotrecase, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio e parte dei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana.

Le uve utilizzate per la produzione del bianco sono la coda di volpe o caprettone, da sola o con verdesca oppure falanghina e greco del vesuvio.

Per la produzione del rosso, si utilizzano piedirosso o palombina, da solo o con sciascinoso, oppure olivella e aglianico.

Il disciplinare della DOC Vesuvio prevede che i vini devono superare i 12% per  potersi fregiare del nome Lacryma Christi.

Foto: a cura di LucianoPignataro.it

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