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Bibenda Day: in poltrona lo Spettacolo è il Vino

La squadra unica capitanata dal suo Presidente, Franco M. Ricci ha aperto  le porte del più prestigioso incontro di degustazione che avviene ogni anno a Roma, il Bibenda Day, quest’ anno coinciso con l’8 marzo, Festa della Donna, scelta forse non casuale visto che durante l’overture con cinque strepitosi champagne si è parlato di alcune tra le  donne  che hanno  fatto la storia di questo vino, da S. Elena  venerata a Reims alla Vedova Clicquot, passando per Coco Chanel fino a Madame Jacques Bollinger che scherzava con lo champagne quando non  aveva fame e non  lo beveva quando aveva sete.

Ma andiamo con ordine, per cercare di raccontare quello che è stato un evento entusiasmante, brioso e nello stesso tempo spunto di riflessione autentica, il cui unico maestro d’orchestra è stato il vino per una sinfonia magistrale di percussioni, archi,  legni e ottoni.

Duecento degustatori sono stati accolti nel “Salone dei Cavalieri” dell’ Hotel Cavalieri Hilton di Roma, ad ognuno è stato assegnato un tavolo , elegantemente apparecchiato e corredato di tutto il necessario alla degustazione, per permettere ad ogni ospite di essere a suo agio e nello stesso tempo trovare la giusta concentrazione che i protagonisti nei calici hanno meritato.

Massimo Billetto ha rotto il ghiaccio con il Blanc De Blanc Grand Cru Grande Reserve 1864 – JEAN MILAN  di quella che al principio è sembrata un’atmosfera rigida, formale, quasi reverenziale verso la carta dei vini proposta. Un vero grande champagne di vigneron della Cote de Blanc in quel di Oger, specchio di un territorio sopraffino, è una miscela di note fresche miste a quelle più mature di fungo e di sottobosco, con una CO2 che diventa una crema e la cui persistenza si amplifica  lentamente. Segue lo Champagne Fleury 1996 ( Magnun)-FLEURY, biodinamico, 80 % pinot noire e 20% chardonnay, maturazione sulle fecce particolarmente lunga, la quinta essenza del territorio dell’Aube, espresso con eleganza e carattere da un profluvio minerale tra il salmastro e il ferroso, un caleidoscopio che cambia combinazione secondo dopo secondo, prima sapido poi morbido poi balsamico, equazione di equilibrio e integrazione delle sue componenti.

Si apre poi il trittico dei Rosé con Cuvée Des Caudalies Rosé Grand Cru-DE SOUSA , 90% chardonnay e 10% pinot noire, figlio di otto annate diverse, è il respiro del fazzoletto di terra che è il territorio di Avis, al quale si inchina questo artigiano dello champagne per tirare fuori, note di frutta rossa e terra , la balsamicità pungente della canfora, sentori di radice ( rapa rossa), con un perlage impercettibile e un colore che è velo di rame. Chiudono la batteria Dom Pérignon Rosé 2000- DOM PERIGNON  e Dom Ruinart Rosé 1998- RUINART , possiamo dire di padre in figlio visto che  sarà Terry Ruinart, nella prima metà del ‘700, ha raccogliere l’eredità enologica tracciata da  Dom Perignon, straordinario degustatore, capace di  riconoscere le migliori parcelle che davano i migliori vini nella Cote de Blanc e tra le montagne di  Reims.Due Rosé  potenti , appaganti per persistenza e grazia  dell’architettura.

La cinquina di bianchi italiani e stranieri  viene raccontata da Paolo Lauciani ed ecco la prima storia con il Trebbiano D’Abruzzo 1977- VALENTINI. Sembra che il 7 sia il numero fortunato per questa azienda.  Il Trebbiano 2007 è stato giudicato il migliore vino bianco italiano, questa bottiglia di trenta anni prima gli somiglia; è consistenza degli opposti, grande alcolicità e alta acidità , malo lattica svolta in bottiglia che dà una leggera carbonica.

Nel 1982 questo vino non fu capito nemmeno da Veronelli, che tempo dopo si sparse di cenere il capo e si corresse dicendo che questo trebbiano avrebbe avuto solo bisogno di tempo. Degustandolo si sente il caffè appena macinato, il kumquat, la fava fresca, un dolce da forno e ancora la canfora e erbe amare, in quello che è un bilanciamento tra calore e freschezza.
Con un volo pindarico dall’Abruzzo si passa a Terlano e nuvole di profumo di camomilla e mimosa, erbe alpine, balsamiche di tiglio, e spremuta di agrumi mescolate come un acquarello a pennellate affumicate di roccia  calda spaccata  dei terreni che si affacciano sulla valle dell’Adige sono dipinte dal Terlaner Classico 1971-CANTINA DI TERLANO.

Lo Chardonnay proposto come primo dei tre vini bianchi stranieri è il Batard Montrachet Grand Cru 2010-DOMAINE LEFLAIVE, una maison che risale al 1797, totalmente biodinamica. La 2010 non è stata una grande annata e forse è per questo che ne è venuto fuori un vino più muscolare , ricco ed esotico, con l’opulenza calda e sensuale dei fiori  di mandorlo e della frutta tropicale , rinfrescata da tocchi minerali e ferrosi; inizialmente prorompente per salinità e mineralità e freschezza rilascia il calore di quelle nuances avvertite al naso, creando armonia nel sorso.

Vincent Dauvissat vinifica l’essenza e la purezza del vitigno e del luogo dal quale esso proviene, per creare lo Chablis Grand Cru le Clos 2008- DOMAINE VINCENT DAUVISSANT vestendolo di colore tenue, forgiando un naso gessoso, marino di alghe , iodio e gusci d’ostrica, mescolati al fiore di limone, alla mela acerba, alle erbe aromatiche; la lingua si diverte stuzzicata dal minerale sapido e marino, che non fa mai intravedere il legno , c’è solo la fine rotondità del tutto che non ha termine.

Del Riesling Auslese Lange Goldkaspel 1989 –FORSTMEISTER GELTZ ZILLIKEN se ne può bere senza accorgersene  molti bicchieri dato il suo basso grado alcolico  7,5 ° vol. Giallo dorato con riflessi verdolini ha un respiro di idrocarburi, gomma di elastico ma anche floreale di caprifoglio, un sussurro mellito che si insegue con quello della salvia e poi ancora ardesia, gelée al limone e gomma pane. La bocca è di pompelmo dolce maturo minerale.
Non è facile staccarsi da questi vini e come suggerisce la musica di Giovanotti “ Baciami Ancora” che inframmezza con i suoi tre minuti il tempo della microscopica pausa tra una batteria e l’altra, si desidera baciarsi ancora con altri nettari.

Daniela Scrobogna apre la sessione vini italiani con Langhe Nebbiolo Sorì San Lorenzo 1998 ( Magnum) –GAJA. Angelo Gaja ha saputo capire la valenza che hanno le botti grandi e le barrique nel produrre un grande Nebbiolo, che è quella di saper arrotondare la tannicità con una gentile ossidazione. Questo vino ha un colore granato trasparente e lucente; il suo profumo è uno spettro di sensazioni mai scontate che ricordano l’arancia, la viola, l’humus, le spezie dolci, il tabacco , il cardamomo, l’incenso. Il quadro gustativo è rispondente a quello olfattivo, profondo, elegante, con la grana del tannino che si fa tessuto damascato in cui sapidità e mineralità sostengono la lunga trama .

Si scende dal Piemonte a Bolgheri e si incontra Ornellaia 1990- TENUTE DELL’ORNELLAIA. Questo taglio bordolese, vanto italiano è espressione di tecnica sopraffina e di un territorio che ci immerge nella fresca sapidità della macchia mediterranea.
Lo stesso millesimo per un vino che è arte, sia in etichetta ( disegnata da Alberto Manfredi) che nella bottiglia Le Pergole Torte 1990 ( Jeroboam) –MONTEVERTINE. In questo vino riposa l’anima del sangiovese di Radda, la terra bagnata , il fungo, la viola, l’agrume è freschezza e sapidità insieme, che sanno ancora di giovinezza. E sempre in Toscana rimaniamo con il Brunello di Montalcino Riserva 1990- BIONDI SANTI TENUTA IL GREPPO, maschio, medioevale, odora di polvere da sparo, di legna arsa, seguono echi ematici profondi , sfumature minerali,fumè, di tabacco e viole; in bocca accentra la salinità ferrosa con l’acidità fondendole e sublimandole.

Si risale per approdare nella vallata di Negrar dove viene offerto l’Amarone della Valpolicella Riserva 2003-QUINTARELLI, opera di un uomo illuminato, viene fatto solo nelle grandi annate. Il profumo ingolosisce con cioccolata, violetta, ciliegia croccante ed erbe aromatiche;  nel palato palpita con un’avvolgenza unica, floreale di violetta candita, che ti risucchia e delizia profondamente. Intanto le note della “ Vie en Rose” si propagano nel grande salone nella frazione di tempo necessaria alla preparazione della cinquina di Vini Rossi Stranieri orchestrata da Armando Castagno. E’ la Spagna che sguaina per prima la spada con Ribera Del Duero Pingus 2010- DOMINIO DE PINGUS , azienda totalmente biodinamica dal 2001, con viti che vanno dai 60 ai 75 anni. E’ un tempranillo 100% rosso rubino vivo, con note di testa che sembrano di vapore in cui si riconosce la ciliegia nera, le rose macerate nell’alcol, il cioccolato, accenti di naftalina; al gusto ricorda la prugna secca,l’oliva al forno, la garriga rada e bruciata in un retrolfatto aspro e intenso dalla persistenza lunga e pulita.

Da una piccolissima vigna di Borgogna appartenuta alle Suore Carmelitane che predissero la nascita del Re Sole arriva il Beaune Gréves vigne de l’Enfant Jésus 1998-DOMAINE BOUCHARD PERE& FILS.  Pinot Noir che è potenza senza peso, classe, pulizia. Esente da ossidazione evidenzia l’agrume, i fiori di geranio,la polvere degli sterrati, sgrana una piccantezza minuta, pepata con estrema finezza; è natura e terroir.

Da uno dei sei Grand Cru situati nel villaggio di Vosne-Romanee adiacente a la Romanee Grand Cru e Romanee-Conti Grand Cru giunge Richebourg Grand Cru 1998- DOMAINE DE LA ROMANEE-CONTI uno dei più illustri vigneti del mondo. Il naso è invaso da un profluvio di spezie orientali voluttuose e manto floreale di glicine e iris; c’è la menta , la cera, il bosco , riluce il metallo. E’ enorme, di grande bellezza, sferico.

Passiamo a Bordeaux con il Saint-Emilion Premier Grand Cru Classé 2007-CHATEAU AUSONE 55% cabernet sauvignon e 45% merlot ; questo è il vino che dimostra che il cabernet  osa ed è altissimo, con una salinità subito evidenziata dal naso mista ad aromi silvani, di balsa, corteccia di eucalipto, alloro, ciliegia fresca, ribes, mescolati ad una speziatura di mille colori,possiede la coerenza, l’eleganza di un abito di alta moda con  uno strascico regale di sapidità.

Per chiudere si sfodera il fioretto rappresentato da Pomerol 1995-PETRUS. Un vino raro ( se ne producono 35 mila bottiglie), di cui si parla molto e che rappresenta uno status symbol.Non si può non rimanere affascinati dinanzi a questo Merlot rosso granato che seduce inesorabile, che quasi stordisce con sentori di smalto e ottone lucidato, cote di erbe tra cui l’acetosella e la melissa; in bocca è perfino austero di classe suprema, vi è una luce in bocca che diventa fuoco d’artificio, continuando a lungo la persistenza linda e gustosa, un vino inimitabile; e con la voce di Adele  e le parole di “ Someone like you “ ci saluta questo Titano ripetendo non dimenticarmi…spero solo il meglio per te.

Vanto della categoria “ muffati” è il primo dei tre vini dolci proposti nel rush finale da Daniele Maestri il  Muffato Della Sala 1997 –CASTELLO DELLA SALA è un’essenza magica dall’aspetto dorato con riflessi verdolini, profumi delicati ma incisivi dove si riconosce il frutto maturo di pesca e albicocca, la susina e il cachi intrisi di una traccia iodata e cinerina tra ricordi di zafferano e vaniglia. Il gusto è succoso ricco di spezie con un piacevole amarognolo sul finale che fanno augurare di poterlo gustare presto con un foie gras.La bocca è ancora ammantata da queste percezioni gustative che sono preludio di quello che è Sauternes Premier Cru Superieur 1997-CHATEAU D’YQUEM.

La veste è dorata  brillante e il naso  puro, ricco, espande lo zucchero d’orzo, lo zafferano, lo zenzero. Sull’onda alcolica potente e fine si trova la liquerizia, la camomilla, la pesca in scatola punta come da spilli piccanti che ricordano la mostarda di Digione.

Il Carosello si chiude con un vino, di cui rimangono meno di 500 esemplari,che è sinonimo di Sicilia in tutto il mondo il Marsala Superiore Secco Annata Storica 1944- CANTINE FLORIO. Commuove per la freschezza che ancora esprime dopo 68 anni di età e che ha imprigionato in se il desiderio di rinascita della città di Marsala, bombardata nel maggio del ’43. Il colore è ambrato scuro, il naso è profondo su tonalità evolute di vecchia acquavite, crema di marroni, capperi, goudron, cotognata e pasta di acciughe; c’è una sorta di paesaggio polveroso, una vena solfurea  tra le righe della storia raccontata da questo vino; una storia dolce e tragica, fatta di sferzate salmastre, che caratterizzano tutto il mondo mediterraneo e non solo siciliano; degno della mensa di qualsiasi gentiluomo.

I grandi vini raccontano storie, gli uomini che le sanno capire, le tramandano, e il culto della terra è ancora potente.

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