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La Naturalità dei Vini

Fino all’anno scorso la manifestazione organizzata da Tiziana Gallo si intitolava ”Vini Naturali a Roma”; quest’anno giunti alla quinta edizione è “Vignaioli naturali a Roma”, per sottolineare l’attenzione su chi lo produce il Vino e non tanto sul prodotto stesso, non essendoci una certificazione per “Vino naturale”.

Venendo questa a mancare bisogna conoscere il produttore , il suo operato, il suo modo di concepire un Vino nel rispetto di tutto l’ecosistema.

Visitando e degustando questa interessante mostra  all’Hotel Villa  Carpegna ( 9/10 febbraio 2013)
si è potuto  fare la conoscenza con alcuni vignaioli italiani ed esteri, che abbracciano con entusiasmo e dedizione questa filosofia, per capire meglio tutte le varie differenze che ci sono nel concepire questo concetto di  naturalità in vigna e in cantina , spesso frainteso, abusato, usato a sproposito ma oggi così di moda.

La vita moderna ci pone in un mondo alieno, fatto di problematiche burocratiche e sociali, così lontano dalla natura che il solo richiamo ad essa ci illude di ristabilirlo. Ecco il sostanziale successo di “ naturalità”, sotto cui si può nascondere un vero e proprio errore di valutazione.

Ricordo che fino ad una ventina di anni fa, in campagna d’estate svolazzavano una miriade di insetti: calabroni, vespe, mosche ecc. fastidiosissimi e aggressivi, ma anche scintillanti lucciole appena si faceva buio; oggi non ci sono più, o comunque sono sensibilmente diminuiti a causa dell’inquinamento atmosferico e dei pesticidi delle colture intensive.

Ben venga quindi chi vuole ristabilire certi equilibri con il mondo naturale, ma rimane una goccia in un mare se non coinvolge in maniera massiva tutto un territorio, una regione, un sistema.

Premesso ciò, tante e rassicuranti scoperte tra i banchi d’assaggio, con una sessantina di aziende. Dalla Franciacorta Casa Caterina, alla terza generazione di viticoltori , propone solo metodo classico, non usando nessuna tipologia di lieviti selezionati; in totale producono 18.000 bottiglie, sfornando solo millesimati.

Cuvée 60 è uno chardonnay in purezza, poi c’è il Pinot nero 2004 profumato di rosa e piccoli frutti rossi; il 2002 che è un Pinot munier in purezza dal trasparente colore rosa bon- bon; “Estro” 2006 e 2000 è costituito da manseng e viognier e un minimo di sauvignon blanc, con profumo fruttato di pera, salmastro in bocca come una salamoia di olive; infine il Moscato Rosa 100% che si chiama “Più o meno” sempre sapido e minerale dalla lunghissima persistenza.

Dell’azienda Pievalta, pioniera nelle Marche dell’agricoltura biodinamica “San Paolo”  Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva  Doc 2009 che matura sei mesi sur lies e sei mesi in bottiglia; una bella vena acida riporta alla mente sentori di erbe aromatiche mediterranee, poi frutta e sul finale la tipica nota ammandorlata.

Cantina Marco Merli ( casa del diavolo), si trova nel perugino. Produce un trebbiano 100% etichettato “ Tristo”dal sentore franco e floreale e un Sangiovese in purezza “ Janus” dove si inala e assapora l’integrità del frutto.

I Riesling Weingut Spatlese e Aiswine 2001 sono freschi e minerali, secchi, abboccati e dolci, riconoscibili nella loro tipologia  di vini internazionali.
Podere Pradarolo è un’Azienda in provincia di PR, il loro Riserva Vej 2004 bianco antico, è costituito da malvasia bianca e in bocca è astringente e caldo,dal finale di mandorla e lievemente marsalato; stravagante è questo orange wine dal nome Vej 2006 che nasce dall’applicazione del metodo classico su un vino macerato, mette in evidenza nette note di chinotto, amaro.

Cantina Madonna delle Grazie e i suoi Aglianico del Vulture tutti stilisticamente ben fatti, con sentori fruttati e boschivi propri del Vino e lunga persistenza aromatica.

Valtellina Superiore Sassella con “ Ultimi Raggi” 2005 di ARPEPE, vino severo ma perfettamente godibile.

Bonavita “ Faro “ 2010 dell’Etna, elegante e sobrio nella sua calda persistenza, come una scia di lava incandescente si lascia assaporare.

Tutta la genuinità  campana nei vini di Cantina Morone  con Falanghina e Fiano che meritano il primissimo piano.

Infine il settore birre con Cittavecchia birra artigiana di Trieste e la sua “ formidabile” dal colore scuro e sentori di ciliegia e liquerizia può accompagnare i secondi di carne e i formaggi stagionati.

La laziale Birra del Borgo con le birre classiche e stagionali e la Carta delle Birre di ALMOND ‘22
Tra cui spiccano la Pink Ipa colore dell’arancia bionda con profumo e sapore di pompelmo rosè, e la Torbata una birra particolarissima dai sentori che ricordano il whisky ,piacevolmente affumicata.

Certamente tutte  le cantine partecipanti sarebbero state degne di una nota, ma il numeroso pubblico intervenuto sarà il miglior viatico per farsi conoscere.
Ultima modifica ilMartedì, 12 Febbraio 2013 10:37

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