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CUSTOZA, il Bianco che non ti aspetti

Il 6 dicembre 2012, serata tipicamente invernale veronese, il Consorzio di tutela del Custoza ha presentato un’inedita degustazione, una selezione di Custoza di alcune delle più interessanti vendemmie dell’ultimo decennio (e oltre) non più in commercio, riservata a una ventina di operatori dell'informazione enogastronomica.

Ad ospitare l’evento è stata l’azienda vitivinicola Le vigne di san Pietro di Sommacampagna (VR), in un’elegante e raffinata location, accolti da Carlo Nerozzi (padrone di casa, nonché Presidente del Consorzio del Custoza), Paola Giagulli (Ufficio Stampa), Angelo Peretti (Direttore per la promozione del Custoza), Chiara Turazzini (Responsabile Tecnico del Consorzio) e Silvia Continolo (Collaboratrice del Consorzio).

La degustazione è stata introdotta da Carlo Nerozzi, spiegando che “lo scopo della degustazione non è quello di valutare i vini, ma assaggiare il “vecchio” Custoza per arrivare a capire il “nuovo” con un proprio stile moderno, semplice ma non banale, con un’aromaticità tipica dei Custoza giovani, ed inserendosi come elemento forte e caratterizzante del territorio, anche per quanto riguarda l’abbinabilità con i piatti tipici veronesi”.
Prosegue Angelo Peretti, “ricordando l’accentuata aromaticità del Custoza che nasce per essere bevuto nel primo anno dopo la vendemmia, mentre con il passare del tempo si contraddistingue sempre più il terroir, con i suoli diversificati delle colline moreniche ricchi soprattutto di magnesio”.

Si è poi passati alla degustazione dei primi quattro vini, serviti da Chiara e Silvia:
1. Custoza DOC 2009 di Albino Piona;
2. Custoza Superiore DOC 2008 “Cà del Magro” di Monte del Frà;
3. Custoza DOC 2007 di Corte Bagolina;
4. Custoza Superiore DOC 2006 “Amedeo” di Cavalchina.

Agli assaggi si sono alternate le impressioni dei presenti, stimolati da Angelo Peretti.

Nella seconda tornata abbiamo assaggiato:
5. Custoza DOC 2004 di Le vigne di San Pietro;
6. Custoza DOC 2002 di Le vigne di san Pietro;
7. Custoza Superiore DOC 2001 di Menegotti Antonio;
8. Custoza DOC 1999 “Campo del Selese” di Albino piona.

Ognuno degli otto vini si è manifestato con una specifica personalità legata al proprio stato evolutivo con un denominatore comune: carattere inaspettato, soprattutto il “Campo del Selese” 1999 intenso all’olfatto, sapido con retrogusto piacevole di mandorla amara e il più giovane“Cà del Magro” 2009 armonico, maturo con buona sapidità.

Dopo la degustazione è stata servito un rinfresco a base di salumi locali, seguito dalla cena a base di tortelli abbinati divinamente con vini Custoza.
Va detto che, negli ultimi anni, il calo della notorietà del Custoza è dovuta soprattutto ai prezzi bassissimi proposti dalla grande distribuzione (basti pensare che circa il 56% della produzione è in capo alle due Cantine Sociali presenti sul territorio). Forse è il caso di rivalutare l’immagine di questo vino che può competere, ad armi pari, con tanti altri bianchi più blasonati, veronesi e non.
A parer nostro la serata ha evidenziato le potenzialità del Custoza, che resta tradizionalmente un vino eccellente da bere giovane.

Le uve che contribuiscono alla produzione del Custoza:
Trebbiano toscano 10 – 45%
Garganega 20 – 40%
Trebbianello (biotipo locale del Tocai friulano/Tai) 5 – 30%
Bianca Fernanda (clone locale del Cortese) 0 – 30%
Malvasia, Riesling Italico, Pinot bianco, Chardonnay e Manzoni Bianco da soli o congiuntamente 0 – 30%.

L’area di produzione (tutti in provincia di Verona): Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Lazise, Pastrengo, Peschiera del Garda, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio e Villafranca di Verona, con circa 1200 ettari vitati.

Concludiamo riportando di seguito una frase sintetizzata da un nostro amico che rende bene l’idea:
“Ti accorgi della piacevolezza e dei profumi del Custoza quando sei lontano da Verona e assaggi altri vini bianchi”.


A cura di Francesco Galeone e Antonio Monaco.

Ultima modifica ilMartedì, 11 Dicembre 2012 21:13

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