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Metti un giorno a Cerea...

Cerea - ViniVeri 2012 Cerea - ViniVeri 2012
Premessa: sono tra quelli che auspicano una riunione dei “Vinoveristi” in un’unica location.
Non fosse altro per l’enorme sbattimento che comporta lo spostamento sul triangolo Cerea, Verona, Villa Favorita nei giorni dello stressante Vinitaly.

Già un Bari-Verona alle 6:30, con in mezzo il cambio dell’ora, e 10 ore di caotico Vinitaly domenicale non è tutta ‘sta gran botta di vita. Se poi ci aggiungi auto in affitto o treno per spostarti su e giù per il Veneto ed hai solo 2 giorni di tempo capisci il perché della premessa.

Quest’anno ho optato quindi per una gitarella a Cerea per assistere alla IX edizione di “VinoVinoVino 2012” organizzata Consorzio “ViniVeri” ed allestita presso il centro fieristico “areaexp” del suddetto comune Veronese.

Il parcheggio non traborda d’auto e questo, dopo una chiassosa domenica al Vinitaly, mi mette già di buon umore. Voglio rilassarmi ed assaggiare, fare quattro chiacchiere con i produttori senza fretta, senza imbattermi nello sbronzo sorriso inebetito  del ragazzino di turno che svolazza di stand in stand ad un passo dal coma etilico.

Venti euro per l’ingresso, calice (senza porta calice, son finiti!), taccuino e sono dentro.  Seguono 6-7 ore di assaggi e conversazioni che scorrono piacevoli in clima di assoluto relax e spensieratezza.               Diciamolo, a Cerea si respira una bella aria; si sta bene.  Sono tutti mediamente molto simpatici e disponibili e soprattutto nessuno ti fa il “terzo grado” al momento dell’assaggio. Si lo so, vi sto tediando con le mie considerazioni personali. Volete sapere cosa ho bevuto e com’erano ‘sti vini “bioqualchecosa”.  Considerato che ne ho testati un bel po’ e che non potrei menzionarli tutti nessuno me ne voglia se mi limito a citare, correndo il rischio di essere banale, ciò che più mi ha colpito.

Ho iniziato con l’altoatesina Haderburg  perché di questa azienda sono follemente innamorato. Fanno vini grandiosi a prezzi onestissimi. Dei loro spumanti ne berrei secchi interi.  Si è partiti con l’ottimo Metodo Classico Pas Dosè 2006, poi Kerner 2010 per poi passare al Sylvaner 2010, la Cuveé Valle Isarco Obermairlhof 2007 ( 50% Sylvaner- 20% Pinot Grigio- 20% Gewurztraminer- 10% Muller Thurgau) e per finire l’Hausmannhof  Pinot Nero Val d’Adige 2007.

Tutti vini di gran fattura e rara eleganza.

Di li mi son spostato nel profondo Carso dove mi sono imbattuto nella grande Malvasia 2009 di Beniamino Zidarich. Affinata per due anni in botti di rovere di Slavonia, senza filtrazioni né stabilizzazioni l’ho trovata molto intensa e complessa con una vibrante sapidità.

Rimanendo in questo aspro ed ostico territorio ho fatto un salto dai fratelli Vodopivec (in italiano Bevilacqua!) cultori della Vitovska. Tutte le uve vengono macerate con le bucce in anfora di terracotta di provenienza georgiana senza controllo di temperatura né aggiunte di lieviti e solforosa. Tra la tre annate in degustazione (2007-2006-2005) mi ha colpito la 2006. Di un intenso giallo oro, con velature dovute alla non filtrazione, al naso complesso con sentori di frutta matura e una spiccata nota balsamica. In bocca  pieno e molto lungo.

Poi è stata la volta di Marco Casolanetti di Oasi degli Angeli e del suo Kurni 2010 che promette davvero molto bene. Colore impenetrabile, frutto a go-go, bocca succulenta e persistenza infinita.

Peccato che il Kupra 2009,grenache in purezza, prodotta in sole 400 bottiglie fosse già terminato.

Accanto al suo desk c’era l’azienda del “presidente” Bea. Il suo Sagrantino l’ho conosciuto leggendo Andrea Scanzi.

Nel suo “Il Vino degli altri” consigliava di accompagnare il Pagliaro 2005 a Meddle dei Pink Floyd: che figata pazzesca!

Io ho bevuto il 2006 e l’ho trovato fantastico sin da ora anche se il meglio di sé lo darà tra qualche anno.

Mi sto dilungando troppo, è vero. Ma come non parlare di Beppe Rinaldi e del suo strepitoso barolo? Come non menzionare Teobaldo Rivella e signora che con il loro Barbaresco Montestefano 2007 mi hanno davvero emozionato.

E il Barolo Chinato di Cappellano? Il Passito di Pantelleria di Ferrandes? Il Cirò di Francesco de Franco?

Il fatto è che  oltre ad essere tutti quanti vini di grande fattura questa gente ti comunica passione e amore per la propria terra e per il proprio mestiere .

Ci passeresti una giornata intera a parlar di territorio, tradizioni, di viticoltura sostenibile senza accorgerti minimamente che sono già le 18:00 e che tra un paio d’ore il low cost Ryanair  ripartirà alla volta di Bari. Lascio l’areaexp di Cerea felice di aver trascorso una giornata “diversa” e con la ferma volontà di bissare il prossimo anno.

Magari a Verona, evitando d’imbattermi, a ritorno, in un alcool test dall’esito distruttivo.

Perché la sputacchiera non ho ancora capito a cosa serva … !

Ultima modifica ilGiovedì, 05 Aprile 2012 08:14

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